venerdì 13 novembre 2015

Come si evolve (per noi) l'alto contatto

Ho raccontato più volte di come la natura mi abbia portato ad essere spontaneamente una mamma ad alto contatto.

Niente letture pedagogiche o lezioni impartite da chissà chi, soltanto istinto.

Finora, però, mi sono soffermata più che altro su aspetti tipici del neonato, di quando tutto comincia e non si sa bene dove sbattere la testa. Ma l'alto contatto, per come lo concepisco io, non ha un termine, bensì si evolve con la crescita del bimbo.

mamme e bimba ad alto contatto
Finché Beatrice non era in grado di parlare, cercava di comunicare i suoi bisogni piangendo (neanche tanto, in realtà, diciamo che si lamentava) e per me era impossibile non accorrere per tranquillizzarla.

Adesso che ha più di due anni, se ha qualche problema, viene lei a cercarmi e per me continua ad essere impensabile non consolarla, anche nel caso in cui siano quelli che vengono definiti "capricci" dai più.

Il mio cervello (insieme al cuore e alla "pancia") mi impedisce di non ascoltarla, anche solo quando parla - e vi assicuro che parla parecchio, la mia radiolina!

Ascolto significa anche rispetto per i suoi pensieri e le sue emozioni, anche se non sempre li esprime nel modo migliore (per come lo intendiamo noi adulti). Riconoscerla come persona a tutti gli effetti, con idee che talvolta possono essere differenti dalle nostre. Il nostro compito di genitori è quello di farla sentire accettata e compresa anche nei momenti più delicati ed aiutarla a gestire le difficoltà.

"Educare alle emozioni non significa insegnare ad un bambino, per esempio a non arrabbiarsi. Significa permettere al bambino di arrabbiarsi, aiutandolo a capire quello che prova chiamandolo per nome. Significa imparare a stare nell'emozione senza restarne sopraffatto", come sostengono le pedagogiste Rossini e Urso di Consulenza Familiare.

Ora si che mi torna utile qualche lettura pedagogica! Non è più solo questione di istinto e pancia: man mano che lei cresce sento il bisogno di informarmi e studiare - se così si può dire - il complesso mondo dell'educazione dei bambini, per il piacere di conoscere e con la speranza di limitare gli errori che posso fare da genitore.

Altri aspetti, invece, continuano ad essere assolutamente istintivi, come il bisogno del contatto fisico, della vicinanza durante la nanna e dell'allattamento al seno: per me resta la cosa più naturale del mondo, anche adesso. Penso che non ci sia una scadenza. Lei lo cerca come coccola e conforto e a me piace questo momento tutto nostro per fermarci un momento e rilassarci. Sono certa che esistano altre vie, talvolta gliele mostro, così che le conosca anche lei. Ma, per il momento, nella maggior parte dei casi, ci piace proseguire sulla "strada principale", quella già nota, rassicurante e più dolce che ci sia.

9 commenti:

  1. Sono ancora piccoli. Provano emozioni, che non riescono ad esprimere.
    Un capriccio è sempre un modo per esprimere un bisogno.
    Con Polpetta l'alto contatto si è evoluto in dialogo. Un modo per dar voce a quello che prova.
    E vedo che parlando lui sente che capiamo le sue emozioni. Si sente capito e si calma. Poi riesce ad esprimersi meglio.

    È amore anche questo!

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    1. Mi trovi d'accordo sul motivo che c'è dietro un capriccio. Sapere che è il modo che i bambini hanno per manifestare un bisogno non è cosa da poco! E poi si, dialogo e comprensione anche per noi :)

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  2. Seguire il proprio istinto di madre, non c'è nozione pedagogica che tenga! Buonanotte Marta!

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    1. Fidiamoci del nostro istinto. E qualche nozione in più non farà certo male! ;)

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  3. Ah no no, non dirlo a me che sono educatrice 😀 come giustamente dici:Un buon fondmento pedagogico e tanto istinto. Mix vincente😉

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  4. Ps. E comunque pedagogia é amore quindi accostamento decisamente eccellente!

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    1. Grazie! È sempre bello trovare qualcuno con cui condividere questi pensieri!

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  5. Penso sia molto difficile trovare il metodo giusto per educare un figlio perché ogni bambino ha esigenze e carattere diverso :)

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    1. Si, sono d'accordo! Magari esistesse un metodo universale! ;)
      Ascoltare il nostro istinto e i nostri figli, però, penso sia un buon punto di partenza.

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