mercoledì 31 maggio 2017

Perdere la pazienza coi bambini: perché e come rimediare

Sono in tanti a rassicurarci su quanto sia normale perdere la pazienza ogni tanto, con i nostri figli. Siamo essere umani, è normale che questo accada. Siamo i primi noi ad esserne consapevoli: i genitori perfetti non esistono, è pura utopia, e lungi da me mirare a questo obiettivo irraggiungibile.

Detto questo, però, vorrei andare alla base di tutto, ai motivi per cui si perde la pazienza.

perdere la pazienza con i bambini

Perché perdiamo la pazienza con i nostri bambini?


La stanchezza regna sovrana tra le cause scatenanti, ma spesso ci sono anche motivi più profondi. Alcuni atteggiamenti dei nostri bambini vanno a toccare i nostri punti deboli, ci smuovono qualcosa che abbiamo insito in noi, che deriva molto probabilmente dal nostro vissuto.

Per esempio, io non sopporto le volte in cui Beatrice si rivolge in malo modo, a me o ad altre persone. E non capisco se quello che mi irrita sia una questione di mancanza di rispetto  o se questo atteggiamento vada semplicemente a sollecitare un "nervo scoperto". E anziché dirmi "è una bambina, può capitare, ora le spiego tranquillamente che non si fa e blablabla", come per qualunque altra cosa, devo contare fino a dieci per non scattare come una molla. E mi domando il perché, perché non mi basta la spiegazione che "è normale, può capitare a tutti". No. Non mi è sufficiente. Ed è evidente che c'è qualcosa di più, perché è solo a questo tipo di atteggiamento che non riesco a ragionare da adulta.

Perché un adulto, o meglio ancora un genitore e quindi un educatore, ha l'arduo compito di insegnare a stare al mondo, anche.  

E non è mica tutto rose e fiori. Non sta scritto da nessuna parte che debba per forza essere sempre semplice, anzi!

Alzare la voce quando si perde la pazienza (o, peggio ancora, alzare le mani) è segno di frustrazione e incapacità di farsi ascoltare diversamente, e il bambino lo può vivere davvero male. Si sente sbagliato, incapace, e pensa seriamente che la mamma (o il papà) non gli voglia più bene quanto prima.

I sensi di colpa li proviamo, è naturale, ma servono fino ad un certo punto.

Come diceva Gianni Rodari:

"Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo?"


Come fare per non perdere la pazienza con i bambini?


Bella domanda. Ci si può provare, però. Quando ci accorgiamo che stiamo per perdere la calma possiamo tentare di seguire queste piccole indicazioni, che vogliono essere semplici consigli da mamma:

  • allontaniamoci un istante dal bambino, se possibile, perché allontanarsi dal "campo di battaglia" aiuta a calmarsi
  • facciamo un lungo respiro
  • torniamo da lui e mettiamoci alla sua altezza, guardandolo negli occhi: vedremo la situazione da un altro punto di vista
  • accettiamo i nostri limiti senza rimproverarci eccessivamente, ma imparando ogni volta qualcosa di nuovo

Ricordiamoci sempre che se vogliamo che i nostri figli ci ascoltino, dobbiamo ascoltarli noi per primi. I piccoli hanno bisogno di essere considerati. Quante volte, presi dalle incombenze quotidiane, gli chiediamo di aspettare quando ci fanno anche solo una semplice richiesta? Non possiamo poi pretendere che loro non facciano altrettanto con noi.

Come si può rimediare dopo una sfuriata?


Quando non riusciamo a contenere una sfuriata, invece, è importante che successivamente si metta un punto con un segnale positivo, ad indicare che l'arrabbiatura era circoscritta a quella situazione specifica. Proprio perché il bambino continui a sentirsi amato e comprenda che abbiamo sbottato per quello che ha fatto, non per quello che è.

Voi come fate? Siete d'accordo che possa valer la pena fare un lavoro su noi stessi? Non per raggiungere la perfezione, come ho già detto, ma per migliorarsi sempre un po', che non fa mai male.

6 commenti:

  1. Ci sono un sacco, un sacchissimo di cose da dire. Ti dico la prima che mi viene: io credo di essere infantile. E' il mio pregio, perché i bambini sono il mio elemento naturale. Ma è anche un enorme difetto, perché a volte non ho il giusto distacco dai miei 'nervi scoperti' e non solo grido, ma devo fare un grande sforzo per ricordare che spesso i presunti torti che i piccoli ci fanno non vanno presi sul personale. Spesso, poi, barcollo tra la madre che dovrei essere e la Madda. Io: io esistevo e sono una persona già prima di loro, col proprio carattere, che è giusto migliorare, ma quanto è giusto comprimersi sempre perché dobbiamo dare l'esempio?

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    1. Cara Maddalena, hai descritto perfettamente anche uno dei miei difetti: non prendere sul personale i presunti torri subiti. Una fatica pazzesca. Per rispondere alla tua domanda, credo ci voglia un giusto equilibrio tra quel che siamo e quel che è meglio essere per dare il buon esempio. Tutto molto semplice, come sempre ;)

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  2. Per me è difficile leggere gli " attacchi" del mio bimbo come personali, anche se alle volte o la sensazione che mi sfidi. Comunque capita che si perda la pazienza perché siamo umani...sicuramente se c'è un periodo magari di sovraccarico in cui ci rendiamo conto che il livello di soglia si è abbassato, val la pena staccare un attimo, affidarsi ai nonni, al marito anche solo per un paio d'ore. Quando però il danno è fatto, diciamo così, non bisogna colpevolizzarsi troppo secondo me. I bimbi lo capiscono che "la mamma è nervosa" e d'altra parte quando cresceranno dovranno confrontarsi con il mondo reale e sopportare stress ben più grandi di una sfuriata materna! Quindi va bene che non diventi una regola, ma alla mamma perfetta non ci credo... e forse neanche mi piacerebbe! Cerchiamo di non perdere la pazienza certo, ma se succede il bimbo capirà che gli esseri umani non sono infrangibili e che la gamma delle emozioni è ampia...come.in Inside Out!

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    1. Sono d'accordo con te, è umano, come dicevo anche io, e la perfezione è irraggiungibile. Però un margine di miglioramento c'è sempre. Io so che con un po' di impegno molti bisticci sono evitabili, perché siamo d'accordo che un giorno ci sarà di peggio delle sfuriate della mamma, ma non voglio che mia figlia mi veda come quella nervosa, né oggi, né un domani ripensando alla sua infanzia.

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  3. Avevo già letto questo articolo appena lo avevi pubblicato. Mi ero sentita in "difficoltà" nel lasciare un commento perché ultimamente non mi sento molto paziente per poi sentirmi in colpa. Provo ad ascoltarla, una, due, cento...e sbotto! ��

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    1. Diana, tu sei in una situazione particolare e delicata, è normale che la pazienza scappi più frequentemente. Giuro che non volevo far sentire in difficolta nessuno, anzi, questo post nasce proprio dopo l'ennesimo sbotto che ho avuto io!

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