martedì 23 agosto 2016

Fuori dal coro

Più leggo in giro, più mi rendo conto di essere una mamma fuori dal coro.

 

Quello che va per la maggiore, ora come ora, è il genitore tutto d'un pezzo e fiero di esserlo, quello che "non cede ai capricci dei figli", quello che "i bambini sanno perfettamente come ricattarci emotivamente", quello che "piangere un'ora nel lettino non ha mai fatto male a nessuno".

Poi ci sono quelli che si sentono male a comportarsi così, che l'istinto gli dice altro, ma si fanno forza a vicenda, leggendo libri che seguono questo filone di educazione moderna e prendendo esempio da articoli di persone conosciute, che sottolineano quanto sia più facile essere accondiscendenti e lasciare che i figli facciano ciò che vogliono da mattino a sera. Più difficile fare i genitori.

Sapete una cosa? Io faccio parte della minoranza, e sostenitrice, dunque, di un'educazione amorevole, empatica, fondata sul rispetto e sull'ascolto reciproco. E vi posso assicurare che non è facile per niente. Che lasciare che i figli facciano ciò che vogliono non fa parte del mio pensiero, né di quelli che ragionano come me.
Che tante volte sarebbe molto più semplice imporsi "in quanto genitori" punto e basta.
E invece no, parlo, ascolto, riparlo e riascolto milioni di volte, fino a trovare un compromesso (ma la pazienza la perdo pure io, eh, che di santo non ho proprio niente). Perché è esattamente quello che farei con qualunque altra persona a cui voglio bene, sopra o sotto il metro. 

Avete mai letto un libro di Gonzales? Sarebbe tanto meglio di Estivill.
È così difficile credere che un bambino pianga perché non riesce ad esprimere dei bisogni o dei disagi diversamente?
Stiamo parlando di crescere i nostri figli, non di una battaglia con vincitori e vinti.

Queste teorie contemporanee che dipingono i bambini come piccoli mostri manipolatori e creano tabù laddove ci sono solo comportamenti naturali, mi mettono tristezza.
Però mi danno anche la spinta per continuare sulla mia strada e tentare di fare qualcosa in più, nel mio piccolo, per invertire il trend.

"Esser fuori dal coro, distinguersi, separarsi dagli altri, rivendicare la propria unicità"
(Cit. Games Anatomy)





13 commenti:

  1. Io non mi trovo in nessun paradigma al momento... Mia figlia non dormiva, tutti a dirmi di usare il metodo estevill ma non sono mai riuscita a portarlo avanti, una tortura per entrambe e lo trovo moralmente ingiusto.
    Tracy hogg con la sua divisione ferrea della giornata, quando ogni giorno era diverso dall 'altro non rispondeva ai miei bisogni ma condivido il suo pensiero riguardo al bisogno dei genitori di ritagliarsi dei momenti per se, mentre in Gonzales trovo un totale annullamento della propria persona a favore dell'unico ruolo di genitore... Questo per dire che condivido il tuo pensiero ma ancora non trovo, nei vari manuali, una guida che sento più mia.

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    1. Io credo non esista una guida perfetta per ciascuno di noi, purtroppo. Magari ci si può ritrovare un po' qui è un po' là ;)
      Ho portato come esempio Gonzales soprattutto perché è nettamente in contrapposizione con Estivill, che, nonostante lui stesso abbia ritrattato su quel metodo, ancora viene preso in considerazione!

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    2. Noi due la pensiamo allo stesso modo, sempre.
      Si legge qua e là e si sceglie ciò che si adatta di più al nostro modo di essere genitori...

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  2. Vorrei essere ma mamma con un vagone enorme di pazienza come te ma credo che io abbia un camioncino ☺️

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    1. Non credo sia questione di pazienza, sai? Cerco solo di approcciarmi a lei come a qualunque altra persona a cui tengo e a non fare quella che "comanda",che non significa non dare regole, eh, che molto spesso si pensa così..
      ..e poi io ne ho una sola! ;)

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  3. Io credo nell'istinto della mamma e... nel buon senso. Quando mia figlia aveva circa un mese, a una festa di un'amica una signora mi disse di lasciarla piangere la notte, di non prenderla e continuare a dormire. Ero sconvolta! Se piange, le dicevo, può avere sete o fame, è estate e il pediatra mi ha consigliato di offrirle il seno ogni volta che vuole, come noi ha bisogno di bere... Per lei non era così. Mi sono resa conto poi che le dicerie ti influenzano un po': non dare sempre il seno, prova l'artificiale, è una tortura, la vizi. Ma ho superato tutto questo e non credo di star crescendo una viziata. Faticoso lo è ma mi rendo conto che ha le sue esigenze perché ha il suo carattere. Non è una bambola, è un piccolo essere umano.

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    1. Ecco, non è una bambola. Ci sono persone che credono che i figli siano come delle bambole. Che debbano accettare ogni cosa a priori, ma non è così, ed è anche giusto che non lo sia, proprio perché si tratta di piccole persone, con idee e pensieri che possono essere differenti dai nostri.

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  4. È vero, tante teorie "innovative", tanti pediatri con istruzioni sempre uguali, scritte a lista su foglietti, valide per qualsiasi bambino e tanta confusione. A volte la resa:"lo ha detto il pediatra". Quindi siamo in una botte di ferro.
    E invece porsi qualche domanda, informarsi e trovare una via che ci assomigli mi sembra un buon modo per stare con i nostri figli.
    E ci rimarrà qualche dubbio, e faremo qualche errore. Così impareranno che non siamo perfetti ma più veri e reali.

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  5. Ciao, è la prima volta che ti leggo e credo continuerò a farlo (:
    Mai seguito metodi sadici tipo Estivill, per mia fortuna sono testarda e ne ho sempre diffidato perché l'istinto mi diceva altro. Ho due bimbi che crescono ad alto contatto e grazie a ciò sono sereni e indipendenti, non sono mai riuscita a lasciarli piangere... Anzi, se potessi raccoglierei anche gli altri bimbi quando ne sento piangere uno in giro! La penso come te, sono personcine in miniatura con gisti ed esigenze e vanno ascoltati, non comandati. Ci vorrebbe una sana via di mezzo tra informazione e istinto. Alla fin fine decidiamo insieme, noi e loro, come si guida questa nave che deve portarci lontano.

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  6. Quante cose in comune che abbiamo! Posso dire in tutta sincerità che concordo con ogni tua singola parola. Per me è bello trovare qualcuno con cui condividere questi pensieri, perché troppo spesso chi propende per questo tipo di genitorialità non viene compreso. Poi sono testarda anche io e vado per la mia strada, ma sono contenta di avere qualcuno che cammina insieme a me.
    Grazie per essere passata di qui!

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  7. E poi ci sono i bimbi che proprio non ne vogliono sapere di essere trattati con durezza e, se ci provi, finisci con il sortire l'effetto contrario.
    Ecco, io da piccola ero così. Avrebbero dovuto prendermi con le buone, chiacchierare con me dolcemente, convincermi... Ma forse all'epoca non era facile. La mia mamma era una ragazzina a cui veniva detto di essere dura, mentre tutto il mondo attorno mi viziava con caramelle e cioccolatini...
    E adesso mi rivedo nella mia piccola, ogni tanto mi sfugge il controllo eci provo a farle brutto, sgridarla e adottare le maniere dure, poi quando vedo che si irrigidisce così mi ricordo di me da piccola, un ricordo nitido... e torno sui miei passi e tutto di colpo si appiana. Finalmente mi dà retta, ma solo quando torno a fare la dolce, allora anche lei mi sussurra: mamma sei dolcissima!! E che emozione!!!!

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    1. È vero, anche Beatrice è così! Se la prendi male non ottieni nulla, se non il senso di colpa (mio) che ne consegue.
      Siamo umane, Khadi, il controllo lo perdiamo tutti, veniamo sopraffatti dalle emozioni o da quelle piccole cose che ci fanno scattare, che poi derivano da problemi nostri, se ci pensi. L'importante, secondo me, è rendersene conto e prevenire. O porre rimedio dopo uno scivolone!

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