martedì 20 novembre 2018

Il primo weekend lontana da mia figlia

Sono stata invitata a far parte di NotOnlyMama da ormai due anni e più. NotOnlyMama è una community di splendide donne provenienti da diverse parti del mondo, ognuna delle quali cura una rubrica personale, in base alle proprie peculiarità. Indovinate un po' di cosa mi occupo io? Kids e Alto contatto, of course 😊

Con il passare del tempo sono cresciuti i nostri progetti di gruppo, e si è creato un forte legame tra di noi. Ed è proprio grazie a questo legame che è nata l'idea di abbattere gli schermi e incontrarsi dal vivo. Conoscersi di persona per potersi finalmente abbracciare. È stato di un'emozione indescrivibile. Una via di mezzo tra la gioia di "vedere dal vivo" le persone con cui scambi messaggi ogni giorno e rendersi conto che sono reali e la sensazione di conoscerle da sempre.

NOM Retreat

È stata anche una buona occasione per parlare di progetti futuri e di lavorare due giorni insieme grazie alle collaborazioni nate dalle aziende che hanno creduto in noi. In questo post trovate il racconto dettagliato, ma io qui, sul mio blog, vorrei soffermarmi su un altro aspetto.

L'incontro con il team di NotOnlyMama mi ha portata a trascorrere il primo weekend lontana da Beatrice. 


Voglio raccontarvelo, a costo di sembrare ridicola. Ma questa sono io, prendere o lasciare (e magari qualche altra mamma chioccia come me si sentirà meno fuori dal mondo 😉).

L'idea dell'incontro mi ha entusiasmata così tanto da non aver messo in conto di dover lasciare Beatrice per due giorni interi, notte compresa, per la prima volta nella storia. O meglio, ci ho pensato e mi sono detta: "Dopo cinque anni si può fare, eccome".

Mano a mano che si avvicinava il momento, però, mi veniva un po' di ansia da separazione. Chi mi conosce personalmente (o anche solo virtualmente, ma ha capito di che pasta sono fatta) poteva immaginarlo. Vero? Quando ho parlato con il magone alle mie amiche, infatti, una di loro mi ha confessato che era stupita dell'entusiasmo e dello slancio con cui le avevo accennato di questo weekend 😅 Ma mi hanno esortato a ritrovarlo e così ho fatto. Non ho ceduto alle mie malinconie, perché ci tenevo tanto e non potevo perdere un'occasione così importante.

NOM Retreat


NOM Retreat
Come avrei potuto perdermi Denise? ;)


Vorrei sottolineare una cosa: quello che scrivevo in questo post a proposito del dormire insieme è rimasto tale e quale. Lei dorme accanto a noi, ancora oggi. Ci piace così. Quindi capirete che passare una notte lontane, per chi come noi non dorme nemmeno in due stanza separate, significava molto.
Così ho trovato un escamotage per distrarla dalla mia assenza e rendere memorabile questa prima notte senza la mamma: un pigiama party con le zie 🎉 Era da tempo che Beatrice me lo chiedeva, e  abbiamo approfittato di quest'occasione per organizzarglielo. E, infatti, era al settimo cielo e questo pensiero le è servito.. fino all'ultimo, quando ha cambiato idea. Ha deciso, infatti, di dormire con il suo papà ma, tutto sommato, sono felice per loro che non hanno mai modo di trascorre momenti così e quello della nanna insieme, secondo me, è uno dei migliori in assoluto ❤️

È stato difficile? 

In alcuni momenti, per entrambe. Per esempio quando sono partita e lei era in lacrime, mentre io le cacciavo giù dall'altra. O durante una videochiamata, la sera, dove mi pregava di tornare a casa. Ho iniziato a girare per le stanze del B&B che ci ha ospitate con il groppone, non posso negarlo. Ma mi è bastato guardarmi intorno (e ricevere, dieci minuti dopo, una sua foto col sorriso!) per farmelo passare. Io ero in una situazione talmente piacevole e fuori dal normale che non ho patito tanto come avrei creduto. Lei si è goduta il suo papà per un weekend intero e, durante qualche momento di difficoltà, sono contenta che ci sia stato lui a consolarla, che si sia stato lui il suo punto di riferimento. Ha fatto molto bene ad entrambi. L'unione che si è creata in questa occasione è tangibile.

Io sono tornata felice e ricaricata e, se è vero che Beatrice viene prima di qualunque altra cosa nella mia vita, è vero anche che prendersi del tempo per sé ogni tanto è fondamentale per rilassarsi senza pensieri e trovare quella serenità necessaria a fare in modo di essere anche una mamma migliore.


NOM Retreat
Pic by Cristina


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lunedì 29 ottobre 2018

Un periodo difficile e la luce in fondo al tunnel

Abbiamo trascorso un periodo tanto difficile e soltanto adesso che ne stiamo uscendo ho trovato la voglia di scriverne. Prima sarebbe stato solo un post di sfogo, il lamento di una madre ferita. Ora posso parlarne in modo più costruttivo, nella speranza che possa essere di supporto a qualcun altro.

un periodo difficile


Una breve e doverosa introduzione: se dovessi descrivere Beatrice con un solo aggettivo che la rappresenti in questi suoi primi anni di vita direi "ragionevole". Ha sempre prestato attenzione a quello che le veniva detto, fin da piccolissima, anche quando non corrispondeva esattamente a ciò che avrebbe voluto lei. Una donnina, come me l'hanno descritta le maestre il primo anno di asilo. Non sottomessa o obbediente, proprio ragionevole. Comprendeva la spiegazione che le veniva data.

Dopo aver compiuto tre anni, e con il conseguente inserimento alla scuola dell'infanzia, ha iniziato a manifestare degli episodi di rabbia con pianti e urla mai fatti prima. Il cambiamento, dopo tre anni a casa con la mamma, è stato notevole e questa reazione è stata comprensibile e tutto sommato sana, seppur riesca difficile crederlo: era il suo modo di tirare fuori questo grande problema che mai avrebbe potuto tenere dentro. Positivo, perché con noi si sentiva, evidentemente, di poter tirare fuori il peggio di sé, sapendo di essere comunque sempre amata e accolta. Ed è proprio così che ha superato questo ostacolo: attraverso la nostra comprensione, la nostra vicinanza, il dialogo.

Ha patito molto i primi due anni di scuola materna. Non era il suo mondo, non era a misura sua e, potendo, le sono andata incontro facendole frequentare il meno possibile, e la differenza tra i giorni a casa e quelli di asilo era netta. Il problema era evidentemente lì, per più ragioni, e ne ho avuto conferma ancora una volta quando ha trascorso diversi mesi a casa a causa della mononucleosi.

Quest’estate, però, è successo qualcosa. Qualcosa di diverso, e tutto quello fatto fino a quel momento (comprensione, dialogo e vicinanza) non era più sufficiente. Abbiamo trascorso un primo idilliaco periodo, durato per buona parte delle vacanze, dove - ammetto – gongolavo e ripetevo a me stessa che era nuovamente “tornata lei”.




* She’s Back * Posso dirlo ufficialmente: è tornata lei. Ci ha impiegato circa dieci giorni dalla fine dell’asilo, ma poi è riemersa. Cosa intendo per “tornata lei”? Intendo che è tornata la mia bimba ragionevole, che non sclera ogni due per tre, che non mi tratta male, che non gioca più solo all’asilo, ma spazia dai colori al giardinaggio, dai giochi in scatola a Uno. Credo che ci siano in ballo diversi fattori: 1. riposa di più, 2. non è sovraccaricata dagli stimoli dell’asilo, 3. mancano le zie. Questo grande amore che le lega è tanto positivo quanto impegnativo. Loro sono grandine, ormai. Hanno altri pensieri e altre cose a cui dedicarsi, oltre a lei, e lei patisce e va alla continua ricerca della loro attenzione e del loro tempo. Abitare vicino ha i suoi pro e i suoi contro, come potrete immaginare. È un equilibrio delicato, non per noi adulti, ma proprio per loro tre. L’insieme di questi fattori mi ha “restituito” la mia bambina, e io me la voglio godere ❤️ _ #dindalon #myeverydaymagic #thingsiwanttoremember #donneblogger #progettoblog #mammeblogger #mommydiaries #loveourbigkids #gentleparenting #consciousparenting #positiveparenting #mamalove #mothering #mumblogger #my_magical_moments #littlestoryofmylife #lifewellcaptured #tresuringlittlemoments #mammeduepuntozero #talesoftehmoments #thesweetlifeunscripted #storytellingmama #notonlymama #nomteam
Un post condiviso da Marta (@dindalon) in data:

La mia bimba buona e ragionevole, tranquilla e aperta verso il mondo. Più volte mi ha detto: “Mamma, sono felice”. La gioia per qualunque genitore.

Poi è scattato qualcosa. Eravamo ancora al mare ed è improvvisamente diventata nervosissima. Non andava più bene niente, non ascoltava, si arrabbiava ogni due per tre e così tanto da cambiarle i connotati. Ogni scusa era buona per alzarci le mani, e questa è una cosa che non era mai successa prima. Mai. Ed è un gesto che né io né suo papà tolleriamo, anche perché non è suo, altrimenti l'avrebbe fatto istintivamente molto prima.
La rabbia con cui si avvicinava per farci male, urlandoci le peggio cose, la si poteva toccare con mano. E quando imboccava questa strada non c’era modo di farla ragionare, di farla rientrare. Discutevamo ogni giorno, più volte al giorno, per un’infinità di tempo. Abbiamo parlato, spiegato, provato a distrarla, a scherzarci sopra, a ignorarla. Abbiamo urlato, così tanto che mai l’avrei creduto. Non so se questo ha fatto soffrire più me o più lei. Sicuramente non è servito.

Ero seriamente disperata. Abbiamo pianto tanto, entrambe.

Ho parlato tantissimo con il suo papà e abbiamo ragionato insieme sulle possibili cause di questo immenso disagio:

  • l’ultima settimana di mare non è stata il massimo: la casa in cui abbiamo alloggiato (struttura e contesto) era decisamente al di sotto delle nostre aspettative, tanto da farci pensare di scappare. È vero che arrivavamo dal paradiso, ma quella era veramente una presa in giro. Ad agosto, però, capirete anche voi che non è semplice trovare alternative all'ultimo. Noi ci siamo incupiti e lei l’ha sicuramente sentito. 
  • Abbiamo dormito poco perché avevamo l’orario della colazione da rispettare. 
  • Il tempo non è stato dei migliori, per cui siamo stati molto poco a giocare in spiaggia e, anzi, ci spostavamo quotidianamente per raggiungere posti da visitare, troppo spesso per lei. Ha iniziato a lamentare un po’ di nostalgia della sua casa e dei suoi gatti. 
  • Quando siamo rientrati io sono stata male per quasi tre settimane e sono stata costretta a stare sdraiata per moltissimo tempo. Un’agonia che ha patito anche lei, probabilmente con un po’ di preoccupazione annessa che continuava a tirare fuori molto malamente.


Questi potevano essere alcuni dei motivi di questo malessere, ma continuavo comunque a rimanere perplessa e preoccupata dalle sue reazioni fuori misura. Nella mia testa una bambina di cinque anni è perfettamente in grado di capire una spiegazione, visto che sapeva farlo molto prima, e non inizia improvvisamente a picchiare i genitori quando si arrabbia (sottolineo “i genitori” perché l’ha sempre e solo fatto con noi, spiegando lei per prima che mai avrebbe alzato le mani a qualcun altro. Un onore, insomma). Queste mie perplessità, purtroppo, sono rimaste tali. Non sono riuscita a trovare una spiegazione logica.

Però ho provato a muovermi diversamente.

Mi sono vista da fuori. Mi sono sentita farle pipponi infiniti per un mese consecutivo, mi davo persino noia da sola a ripetere continuamente le stesse cose. Ho realizzato che ormai stavo sempre sul chi va là, pronta ad attendere una nuova ed eterna discussione. Perennemente tesa.

Ho provato a sciogliermi. Sono tornata a sorriderle con sincerità e trasporto, a proporle dei giochi prima che me lo domandasse lei. A sottolineare con entusiasmo ogni cosa positiva che faceva, per bilanciare le altre. Andavo a prenderla all'asilo e la abbracciavo, dicendole quanto mi era mancata. 

Sono solo piccole cose che, però, ci hanno aiutato tantissimo a ritrovare un po’ della sintonia perduta.

Quando si arrabbiava provavo a lasciarla sfogare un po’, senza intervenire, ma ascoltandola con attenzione, e poi, con tutta la calma e la tranquillità di questo mondo (e persino un accenno di sorriso comprensivo!), le dicevo che capivo la sua frustrazione: “Lo capisco che non ne puoi più di vedermi sdraiata, sono passati tanti giorni. Sono stufa anche io, ma finalmente sento che sta passando e non vedo l’ora di giocare di nuovo con te come prima”, per esempio. Oppure: “So che vorresti vedere ancora un cartone, ma sai che troppa TV non fa bene alla tua testolina. Domani ti prometto che ne guarderai un altro”. E appena iniziava a calare il suo disappunto provavo a cambiare discorso. In un secondo momento, invece, tornavo sul problema, ma molto brevemente, senza fiumi di parole ridondanti.

È capitato che mi dicesse: “Ho pensato che, la prossima volta, provo a trattenere la rabbia”. Le ho spiegato che trattenendo la rabbia si sarebbe fatta del male da sola. È giusto tirarla fuori, ma senza fare del male a nessuno, né a sé stessi né agli altri. Abbiamo trovato una di quelle palline anti-stress da schiacciare e pizzicare per sfogarsi e qualche volta l’ha utilizzata.

Non posso dire con certezza che i miei stratagemmi abbiano funzionato, magari era una cosa destinata a scemare da sola, ma quel che è certo è che gli episodi di rabbia si sono diradati, sono diminuiti di intensità e di durata, fino a sparire del tutto. O meglio, ora capita che si arrabbi, naturalmente, ma non sfocia più in una cosa immensa e fuori controllo, e rientra rapidamente. Discussioni normali, insomma.

Mi auguro con tutto il cuore che non capiti nuovamente un periodaccio così, ma se dovesse succedere spero di riuscire a risolverlo con questi piccoli accorgimenti, senza sentirmi nuovamente persa e senza strumenti come questa volta.

Un'ultima cosa, che ci tengo a sottolineare: non esistono mamme perfette né figli perfetti. Il solo concetto di perfezione non sarebbe nemmeno da accostare a questi termini. Quello che credo, però, è che un genitore possa fare moltissimo per crescere suo figlio nel migliore dei modi e che, se non è in grado di superare da solo un momento particolarmente difficile, la soluzione migliore sia quella di rivolgersi ad una persona competente e chiedere supporto.
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mercoledì 10 ottobre 2018

Wildling Shoes, conquistare il mondo con la sensazione di essere scalzi

Sono felice e grata di averle dato nuovamente la possibilità di riprovare quella sensazione di piede libero, di contatto diretto con il terreno, come quando camminava scalza.

Scarpe leggere, flessibili e sostenibili


Ho sempre desiderato una figlia femmina, fin da quando giocavo a fare la mamma, da bambina. E anche più avanti, in quella tipica fase in cui tutte le ragazzine iniziano a fantasticare su numero di figli, sesso e nomi. La cosa fondamentale, per me, era che almeno la prima fosse una femmina. Desiderio realizzato (credo, per questo, di dover ringraziare qualche stella cadente 🌠). Sognavo di acconciarla con mollette colorate e treccine, di vestirla con quegli abitini meravigliosamente eleganti.

Poi è nata Beatrice e, ancora una volta, persino sotto questo aspetto, mi sono dovuta ricredere. Le mollette gliele avrei anche messe, non fosse che se le toglieva dopo quattro secondi netti ma, per quanto riguarda i vestiti, l'essenziale, per me, era che fosse comoda, sia nei movimenti che come tessuti. Ha passato la sua prima estate in body, e forse pure la seconda. Ho accantonato quei bellissimi micro jeans da signorina preferendo delle tutine confortevoli in cotone morbido, con i piedini incorporati perché non seminasse calze in giro (la praticità, anche!). Non le ho messo scarpe fino a quando ha iniziato a camminare, e poi ancora perché a casa, in realtà, ha camminato scalza per oltre due anni.

L'idea di stringerle i piedini in un paio di scarpe mi infastidiva, volevo che si sentisse libera e che imparasse a muoversi sentendo bene il terreno sotto i piedi, prendendo le misure con il suolo che calpestava e le sue diverse caratteristiche.

Devo dire che la missione è andata a buon fine: ha iniziato a camminare bene da subito, senza inciampare qua e là, proprio perché sapeva dove poggiava i piedi.

Ecco perché, quando mi è stata proposta una collaborazione con Wildling Shoes, mi sono subito sentita in sintonia con loro. Wildling Shoes è un'azienda tedesca che produce scarpe minimaliste per bambini e adulti:


"Ci sta molto a cuore l'uso di materiali naturali e/o riciclati e la produzione sostenibile.
Siamo convinti che i piedi, sopratutto quelli dei bambini, non hanno bisogno di scarpe forti, perché sono forti già di loro. Le nostre scarpe sono quindi molto flessibili con una suola sottile e si adattano bene al piede. Lo proteggono senza impedirgli il movimento naturale e consentono a piccoli e grandi esploratori di conquistare il mondo con la sensazione di essere scalzi."


E questa sensazione la posso confermare personalmente. Abbiamo testato un paio di Wildling ciascuno e sembra di indossare un paio di calzini, tanto sono leggere e flessibili! Una libertà assoluta e, per noi adulti, quasi sconosciuta.
Scarpe leggere, flessibili e sostenibili


Mi sta particolarmente a cuore anche la loro attenzione verso la sostenibilità e ci tengo a sottolineare che i materiali utilizzati nella produzione sono principalmente il cotone organico, il lino, il sughero, la canapa (qualche modello è completamente vegan!), e provengono tutti da Germania e Europa, così come la produzione, che avviene in un'azienda portoghese che si impegna a rispettare lavoratori e ambiente. E, oggi come oggi, sarete d'accordo con me che è un plus notevole.

E poi sono belle, tant'è vero che il primo giorno che Beatrice le ha indossate all'asilo due persone differenti mi hanno chiesto informazioni, segnandosi il sito 😊

Scarpe leggere, flessibili e sostenibili

Sono felice e grata di averle dato nuovamente la possibilità di riprovare quella sensazione di piede libero, di contatto diretto con il terreno, come quando camminava scalza. E sono lieta di aver potuto prendere parte a questa nuova esperienza sensoriale con lei e con il suo papà.

Scarpe leggere, flessibili e sostenibili



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mercoledì 3 ottobre 2018

Ucca Mari: il luogo ideale per soggiornare nella Sicilia sud-orientale

Ormai le vacanze estive sono un lontano ricordo, ma io ho ancora voglia di condividere con voi la nostra esperienza, che ci ha portato ad una scoperta speciale. Anche quest’anno, come ogni anno, abbiamo prenotato le nostre vacanze online. Se per il traghetto siamo andati sul sicuro, affidandoci al sito ufficiale della compagnia, per la casa ci siamo affidati un po' alla fortuna. Sapete, se ne sentono tante di fregature. Ogni volta speriamo non tocchi anche a noi!

AMORE A PRIMA VISTA


Abbiamo iniziato la nostra ricerca nel sud-est della Sicilia, zona che conoscevamo già perché visitata (e amata!) più volte. Navigando tra siti - teoricamente - affidabili, siamo rimasti incantati dalle foto di una splendida villetta, situata in una frazione di Ispica, estremo sud.

Casa vacanza sicilia sud-orientale


Contattiamo il proprietario che ci invita a visitare la pagina Facebook dedicata, in modo da avere più informazioni. Sembra davvero un gioiellino! Ci accordiamo per le date e anche per l’affitto di due bici con un seggiolino: quest’anno vogliamo provarci!

UCCA MARI


Passano i mesi, giunge il momento tanto atteso delle vacanze e, dopo un lungo viaggio, raggiungiamo Santa Maria del Focallo (o più precisamente Marza, sono due frazioni di Ispica che si fondono una con l'altra tanto da sembrarne una unica). Tempo di pensare ancora una volta “speriamo che esista davvero!” ed eccola lì, inconfondibile. Salvatore, il gentilissimo proprietario, ci accoglie mostrandoci "Ucca Mari", questo il nome dato alla casa. È esattamente come l’avevamo vista nelle foto: incantevole!

Un ampio terrazzo dotato di tavolino e sedie per mangiare fuori, due “poltroncine” per rilassarsi e una bella vista sul grande orto, da cui gli ospiti possono raccogliere i frutti (questa chicca mi ha conquistata immediatamente!).

Casa vacanza Sicilia sud-orientale
Il terrazzino

Fichi appena raccolti


Il nostro è un monolocale arredato con cura e molto funzionale, perfetto per noi tre: zona giorno con divano letto e cucina, frigo spazioso (con tanto di freezer), camera da letto e bagno. Tutto nuovissimo e molto luminoso. Ci sono altri tre appartamenti di maggiori dimensioni, così da poter accogliere famiglie o amici di numero diverso.

Casa vacanza Sicilia sud-est
Particolare della camera da letto
Casa vacanza Sicilia sud-est
Zona giorno


Salvatore ci mostra anche la piscina riservata ai quattro appartamenti, che completa la cornice di quello che è evidentemente un angolo di paradiso. Inutile sottolineare quanto Beatrice l'abbia apprezzata, vero?

Casa vacanza sud-est Sicilia
Come se non bastasse, ad attenderci in casa troviamo tre squisitissimi cannoli siciliani, acqua, bibite, frutta fresca, latte e qualche dolcino per la colazione. Quando si dice trattare bene i clienti!

Casa vacanza sicilia sud-orientale


I DINTORNI DI UCCA MARI

La zona è molto tranquilla, come piace a noi. Lontano dal caos, da strade trafficate, da locali rumorosi. Ogni mattina, per chi lo desidera, passano dei furgoncini a distribuire pane, focacce, brioches e, a giorni alterni, anche pesce, ortaggi e formaggi. Una grande comodità! Un giorno abbiamo preso la ricotta calda: non vi dico la goduria!

Le prime spiaggette si raggiungono a piedi in 5 minuti, ma noi, carichi di borse, ci siamo sempre spostati in bici o in auto, perché anche i dintorni sono splendidi e vale la pena visitarli. Santa Maria del Focallo si trova infatti in un punto strategico per esplorare tutto il ragusano, nonché il siracusano.


I PROPRIETARI 

Vi ho parlato di Salvatore, ma della casa se ne occupano anche i suoi genitori e sono tutti estremamente disponibili e discreti, che non è cosa da poco! Abitano a pochi passi dalla villetta e, per qualunque problema, possono arrivare in un batter d'occhio.

Insomma, questa è la zona della sicilia che più amiamo, e ora abbiamo anche trovato una bella casa e delle splendide persone ad accoglierci, per cui torneremo senza alcun dubbio e senza più la necessità di ricerche infinite e scongiuri per non prendersi fregature!

Casa vacanza sicilia sud-est


Se volete informazioni più dettagliate e aggiornate vi consiglio di seguire la pagina Facebook di Ucca Mari e il nuovissimo profilo Instagram: vi avviso che vi verrà una voglia irrefrenabile di partire immediatamente!
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lunedì 24 settembre 2018

L'inserimento (troppo rapido) nella scuola dell'infanzia

Oggi vorrei parlarvi di un argomento che sento tantissimo e su cui sono fortemente convinta che si debba intervenire: L'INSERIMENTO NELLA SCUOLA DELL'INFANZIA.

Voglio sperare che questo non sia un problema che riguarda tutte le scuole, ma qualcosa mi dice di si.

A cosa mi riferisco? Mi riferisco ai tempi troppo ristretti di inserimento dei bambini nel nuovo ambiente scolastico. O, meglio ancora, ai tempi che devono essere uguali per tutti e, dunque, non adattabili alle esigenze del singolo bambino.

Nella scuola che frequenta Beatrice funziona così: i primi due giorni i bambini trascorrono un paio d'ore all'asilo insieme ai genitori. Il terzo giorno rimangono soli per lo stesso tempo, il quarto e quinto giorno si fermano fino a dopo pranzo. Dal primo giorno della settimana successiva rimangono anche a dormire. C'è sicuramente la disponibilità dell insegnanti di giocare un po' sui tempi del pranzo e della nanna, ma non sulla presenza del genitore.
Parlo della sua scuola perché conosco gli orari nel dettaglio e perché sono sicuramente rimasta scottata dal nostro inizio, ma alcune mie amiche mi raccontano che funziona allo stesso modo anche nelle scuole che frequentano i loro bambini.

Ora, vogliamo veramente dire che un bambino di tre anni al terzo giorno di inserimento sia pronto a rimanere in un posto completamente nuovo, circondato da sconosciuti? Dai, non raccontiamocela. Persino il bambino più socievole del mondo avrà un minimo di difficoltà, posso affermarlo con assoluta certezza. Piangono addirittura i bambini che arrivano dal nido, che quindi sono già abituati al distacco dalla mamma e al sistema scolastico.

Si tende a pensare che è normale che piangano e che poi si abitueranno. Certo, è così.

Il bambino si adatta perché capisce di non avere alternative. 

Perché, invece, non creare le condizioni ideali affinché questo bambino scopra il piacere di essere lì? Perché non gli si può permettere di conoscere meglio le persone che si occuperanno di lui, i compagni e tutte le grandi novità, accompagnati da una figura che gli può dare più sicurezza in questo nuovo inizio?

L'inserimento troppo rapido nella scuola dell'infanzia
Ci va un minimo di tempo affinché la figura di riferimento diventi una maestra, non si può pretendere che questo avvenga dall'oggi al domani.

Mi è stato detto che non vogliono i genitori all'interno della struttura per più tempo per non destabilizzare gli altri bambini. E al nido come si pensa che facciano? In un asilo nido, l'inserimento con il genitore dura molto di più, anche due settimane, durante le quali si va a diminuire il tempo trascorso insieme per aumentare quello in cui i piccoletti rimangono da soli. Gradualmente. E parliamo sì di bambini di pochi mesi, ma anche di bambini di due anni, due anni e mezzo. Cosa cambia da un bambino di due anni a uno di tre? Volete dirmi che quest'ultimo è così emotivamente più grande e maturo? Io dico di no. E degli altri bambini del nido, quelli che frequentano già e si trovano lì per giorni e giorni insieme ai genitori di quelli nuovi, cosa vogliamo dire? Loro, più piccoli e meno consapevoli, possono "sopportare" queste presenze, mentre i bambini della scuola dell'infanzia no?

Sapete che in un asilo che avevo visitato quando dovevo decidere dove iscrivere Beatrice la maestra aveva precisato che gli "anticipatari" (i bambini che iniziano prima, a gennaio anziché a settembre, e che quindi non hanno ancora compiuto tre anni) non è previsto neanche un giorno di inserimento, per non destabilizzare gli altri? A me sembra follia. È stata la frase che mi ha fatto scegliere per il no. Seppur non toccasse noi in prima persona questo approccio mi ha gelato.

Non voglio discutere i genitori che non possono prendersi più tempo per un inserimento graduale, ci mancherebbe, ma laddove ce ne sia la possibilità io dico che bisognerebbe sfruttarla.

Se i bambini sono inseriti serenamente non possono che giovarne tutti quanti: bimbi, genitori e maestre!

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