mercoledì 16 maggio 2018

Una (nuova) gita in Toscana

Vi ricordate la promessa fatta non molto tempo fa di tornare presto in Toscana? L'abbiamo mantenuta!

Gita in toscana con famiglia


Avevamo a disposizione un cofanetto di Boscolo, lo conoscete, vero? Mio marito si era riservato qualche giorno di ferie per i primi di maggio e, dunque, uno più uno, abbiamo progettato subito una fuga. Siamo proprio una famiglia di zingari 😆!

Partendo dal Piemonte, e muovendoci in macchina, abbiamo optato per un ritorno in Toscana.


La scorsa volta avevamo fatto giusto un assaggio di San Gimignano così abbiamo deciso di ricominciare proprio da lì, per gustarcela meglio.

Siamo partiti di mattina, con calma, dopo colazione. Per spezzare il viaggio abbiamo fatto una sosta-pranzo a Genova e siamo ripartiti giusto in tempo per il riposino di Beatrice (una manna dal cielo questi riposini durante i viaggi lunghi!), che si è risvegliata nei pressi di Firenze. Vuoi non approfittarne per fermarti in una delle città più belle d'Italia? Certo che no!

Firenze ci ha accolto in tutto il suo splendore, magica come me la ricordavo.

Dettaglio del duomo di Firenze



Palazzo Vecchio di Firenze
Abbiamo fatto una passeggiata di un paio d'ore (con merenda annessa!) che ci ha portato da piazza del Duomo a Palazzo Vecchio e poi ancora verso l'Arno, sull'immancabile Ponte Vecchio.

gita in famiglia in toscana


So che questa città ha molto altro da offrire, ma sono già felice di essere riuscita almeno a passarci dopo tanti anni.

Abbiamo raggiunto San Gimignano in serata e ci siamo fermati a mangiare in una trattoria scelta più o meno a caso che, naturalmente, non ci ha deluso (si chiama "Antica Macelleria", magari può esservi utile). Dico naturalmente perché trovo sia davvero difficile mangiare male in Toscana, loro ci tengono molto a questo aspetto. Ci hanno accolto nonostante la tarda ora e portato subito da mangiare a Beatrice (pappardelle al ragù di cinghiale, per partire bene!). E quando hanno un occhio di riguardo per i bambini, per me, hanno già dieci punti in più.

L'hotel in cui abbiamo pernottato (L'Antico Pozzo) era all'interno del centro storico. Comodo, molto carino, con personale gentile. Solo un paio di pecche che vorrei segnalare: colazione con una vasta scelta, ma abbastanza triste (quasi tutto confezionato) e camere un pochino rumorose. Detto questo, per un paio di giorni andava più che bene.

Ci siamo svegliati con un sole tiepidino per cui abbiamo deciso di fare la passeggiata delle mura di San Gimignano (incantevole!) per poi infilarci nelle viuzze del centro storico, tra piazzette e torri medievali visibili da ogni angolo.

scorcio di San Gimignano dalla passeggiata delle mura

San Gimignano gita in famiglia


Nel pomeriggio ci siamo spostati a Colle di Val d'Elsa, per una passeggiata tra le vie della città vecchia dalla tipica atmosfera medievale, da cui si gode una splendida vista sulle colline toscane e sulla città nuova (c'è un comodo ascensore che collega le due zone).

Gita in famiglia a Colle di Val d'Elsa

Dettaglio a Colle di Val d'Elsa

Devo segnalare l'agriturismo in cui ci siamo fermati per cena, perché ne vale assolutamente la pena: si chiama Poderi Arcangelo e rimane nel comune di San Gimignano, ma collocato su una collina dalla quale si può ammirare un paesaggio mozzafiato. Purtroppo non ho foto perché era buio, ma prima o poi ci torneremo alla luce del giorno 😉
Abbiamo mangiato divinamente. Tutto preparato da loro e servito da una gentilissima signora.

L'indomani piovigginava, così abbiamo abbandonato l'idea di dirigerci verso il mare preferendo, invece, una città: Siena. Che meraviglia! Ci eravamo già stati diversi anni fa, anche qui, ma la vista che si apre su piazza del Campo, arrivando da una qualunque delle viuzze che la circonda, merita sempre.





E il duomo? Stupefacente.

Duomo di Siena

Dettaglio del duomo di Siena


Purtroppo ci siamo limitati all'esterno, in quanto il prezzo dell'ingresso non era propriamente economico: visita base 13 € a testa. Considerando che con Beatrice (già stanchina dal tanto girovagare) ci saremmo stati non più di mezz'ora ci abbiamo rinunciato.

Nel tardo pomeriggio abbiamo raggiunto il paesino in cui avremmo passato l'ultima notte. Si chiama Casale Marittimo ed è stato una piacevolissima sorpresa. Piccolo, tranquillo e curatissimo.

Gita a Casale Marittimo
 Gita Casale Marittimo

La sera avevamo una cena prenotata alla Magona, un'osteria di Bolgheri che ci hanno fatto scoprire i nostri amici durante la gita precedente, e che ci era rimasta nel cuore. Qui regna sovrana la carne, ma vi assicuro che anche i primi (pasta all'uovo fatta in casa) sono superbi.

L'ultimo giorno ci accoglie con un occhio di sole. Facciamo colazione in un bar di Casale, un giretto per le sue viuzze e partiamo, direzione Marina di Castagneto Carducci. Il mare ha sempre un richiamo pazzesco per noi.

Raggiungiamo lo spiaggione deserto, passeggiamo.

Spiaggia di Marina di Castagneto Carducci

Poi nessuno di noi resiste, ci togliamo le scarpe e corriamo a bagnarci i piedi nel mare. Raccogliamo qualche immancabile conchiglia e costruiamo una montagna di sabbia con le mani, ma dura poco perché ricomincia a piovere e, così, decidiamo di tornare verso casa (non senza una nuova tappa a Genova dai nostri amici! 😍).

È stata una vacanza caratterizzata dalla pioggerellina quotidiana, un po' limitante, ma che ci ha comunque regalato dei momenti speciali che abbiamo saputo cogliere senza farci sopraffare dallo sconforto (parlo soprattutto per me, meteoropatica).

Abbiamo salutato questa bella regione sognando un ritorno non troppo lontano 😊


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mercoledì 18 aprile 2018

Finisci quello che hai nel piatto!

Davvero ancora oggi pensiamo che obbligare a mangiare sia una soluzione? Che far leva sui sensi di colpa, ritenendo i bambini responsabili dell’umore della mamma e del papà, sia la chiave giusta?

Quando ero bambina sono cresciuta attorniata da persone che insistevano perché non mangiavo abbastanza: nonni, bisnonni, insegnanti. Persino la bidella della scuola, quando sono stata operata di appendicite, la prima cosa che ha detto a mia mamma è stata: "oh, poverina, non mangia già niente normalmente, figuriamoci in ospedale!". Che poi era la stessa che mi inseguiva cacciandomi dei biscotti in tasca.

Però, trent'anni anni fa, ci poteva anche stare. I miei nonni hanno vissuto la guerra, hanno patito la fame e questa è stata una delle conseguenze.


Mangiare, per loro e per tutti quelli della loro generazione, significava stare bene. Ma oggi no, non può essere ancora così. Dovremmo esserci evoluti nel frattempo.


Durante il corso della mia esperienza come educatrice negli asili nido, e poi anche nella vita quotidiana, ne ho viste e sentite d'ogni.
Parliamo delle maestre che, non appena vai a prendere tuo figlio all'asilo, la prima cosa che dicono è: "è stato bravo, ha fatto la cacca e ha mangiato tutto". Perché, diversamente sarebbe stato cattivo? Se ha fatto la cacca è perché gli scappava, se ha mangiato tutto è perché aveva appetito. Fine. La giustificazione "è un modo di dire" non significa niente, le parole hanno un peso, non si possono buttare lì a caso, così, tanto per dire. Perché oggigiorno non sono previsti dei corsi di comunicazione obbligatori per gli educatori?

Il rapporto con il cibo è delicato e può portare problemi anche molto gravi, come sappiamo. 


Dovremmo tutti avere delle basi da cui partire, genitori, insegnanti e operatori sanitari. Il pediatra di Beatrice sostiene che non sia importante la quantità di cibo che mangia, ma la sua vivacità. Il nostro compito di genitori, in questo caso, è rilevare che il bambino sia attivo e vivace, non rimpinzarlo di cibo secondo le quantità che abbiamo prestabilito noi o secondo quello che mangia il figlio dell'amico. Eppure ci sono ancora molti pediatri che non utilizzano al meglio la tabella della curva di crescita, e che sono pronti a segnalare un percentile più basso della media senza analizzare la situazione complessiva della crescita o i fattori genetici che determinano quel singolo bambino.

Come mai (soprattutto noi italiani!) combattiamo affinché i nostri figli mangino "tanto e tutto" e non ci preoccupiamo, invece, della loro stanchezza? Quanti bambini, dopo otto ore di scuola, vengono ancora portati a danza - inglese - equitazione - calcio e chi più ne ha più ne metta? Poi magari sono gli stessi che i genitori definiscono "capricciosi" senza domandarsi il perché.

Io per prima, ultimamente, guardo quel numerino sulla bilancia di Beatrice con un po’ di apprensione, soprattutto da quando siamo state in ospedale. È magrolina, ma lo è sempre stata, come me e come una delle mie sorelle e, prima della mononucleosi, è sempre stata forte e sana. Sicuramente l'aver perso peso quando non è stata bene non le ha giovato, e ci ha impiegato del tempo a riprenderlo. Sto cercando di informarmi in modo da prepararle dei pasti un po’ più nutrienti. Insisto un po' perché stia a tavola con noi, quello sì, perché non può vivere degli spuntini che fa poi dopo quando le torna appetito. Ma mai e poi mai la obbligherei a mangiare di più di quello che si sente (difatti, ai tempi, abbiamo scelto l'autosvezzamento proprio perché convinti della capacità di ogni bambino di autoregolarsi).

Lo penso sinceramente, non va bene piazzare il bambino davanti ai cartoni per farlo mangiare, o inseguirlo per casa "purché mangi". Non è giusto metterlo in punizione se non finisce quello che ha nel piatto (impedirgli di giocare in cortile o andare alla festa di compleanno dell'amichetto sono alcune delle minacce che si sentono abitualmente) o dirgli di farci felici mangiando tutto, facendo leva sui sensi di colpa. L'aeroplanino per mangiare qualche boccone in più non è necessario, il bambino è in grado di capire da sé quando è sazio.

Non gli stiamo facendo del bene, gli stiamo spianando la strada verso un qualche tipo di disturbo alimentare.

Non c'è un manuale d'uso al momento della nascita dei nostri bambini (peccato!), e io non sono una nutrizionista né una psicologa, sono una mamma che cerca di usare un po' di buon senso, e non credo che il mangiare tanto e tutto faccia di nostro figlio un bambino bravo e obbediente.


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martedì 10 aprile 2018

Mononucleosi e pensieri di homeschooling, cosa mi ha frenato

Realizzo ora di non aver più raccontato nulla a proposito di quel famoso malanno di Beatrice, quello che non voleva passare e che aveva scatenato una lunga riflessione a proposito dell'asilo. I social li ho aggiornati costantemente, ma il blog no. Richiede quel tempo che non ho più avuto, perché Beatrice è stata tre mesi a casa con me. Vi racconto.


mononucleosi e pensieri sull'homeschooling


Dopo quasi un mese di malessere e tentativi di cure fallite il pediatra le ha prescritto delle analisi del sangue. Il perché abbia aspettato tanto mi sfugge ancora oggi, ma passiamo oltre 'ché non voglio fare polemiche. I risultati non lo convincevano e ha preferito farla ricoverare in ospedale.

È stato un bel colpo. Vedere la mia bambina di appena 4 anni con la flebo ventiquattr'ore al giorno non è stato bello, e nemmeno trascorrere giorni circondate da dottori, esami, infermieri, notti insonni. Pareva di essere in un mondo a parte. Ma a quel punto era inevitabile e, tutto sommato, è stato meglio così. Finalmente, dopo averla ribaltata come un calzino, hanno dato un nome alla sua malattia: mononucleosi. Ecco perché era sempre stanca, lei che normalmente saltella come un grillo fino alle undici di sera. È arrivata ad addormentarsi dovunque, in pieno giorno. Ed ecco perché le tonsille non si sgonfiavano con niente. La mononucleosi passa da sola, i medicinali non servono. Bordate di antibiotici e cortisone per niente 😒 Comunque. Se non altro abbiamo scoperto cosa fosse e il sollievo è stato immediato.

Il decorso di questa malattia è molto lungo, purtroppo, soprattutto se presa in forma decisa come la sua. La stanchezza ha regnato sovrana per un periodo interminabile, durante il quale abbiamo cercato di evitare il più possibile il contatto con gli altri bambini, in quanto virale.

Nonostante il malanno, tutti quanti abbiamo avuto modo di notare nuovamente la sua serenità rispetto al periodo scolastico, la sua evoluzione anche nelle piccole cose quotidiane, come i disegni.


* Drawing A Dog * A proposito del post di ieri riguardo la mia passione per il disegno, posso dire che ultimamente anche Beatrice sta trascorrendo molto tempo con una matita in mano. È sempre più precisa quando colora e i suoi disegni si stanno arricchendo di piccoli dettagli che mi lasciano estasiata (cuore di mamma ❤️). Mi incanto ad osservare questa EVOLUZIONE e devo ammettere che la attendevo da tempo. Per mesi e mesi ha giocato sempre e solo con le bambole, come già vi raccontavo, lasciando qualunque altra attività da parte. È brutto dirlo, ma mi dispiaceva. Mi sembrava di vederla INCASTRATA. Ora, invece, è di nuovo libera 🌟 _ #dindalon #myeverydaymagic #thingsiwanttoremember #donneblogger #progettoblog #mammeblogger #loveourbigkids #consciousparenting #mamalove #mothering #instamamme #our_everyday_moments #mommyblogger #childofig #childhood #notonlymama #infinitychildren #littlestoryofmylife #mytinymoments #mammeitaliane #babyactivity #letthemplay
Un post condiviso da Marta - Dindalon (@dindalon) in data:

Ci siamo interrogati più dettagliatamente sul da farsi.


Mi sono informata sull'homeschooling. 


Ho parlato con persone che lo praticano o lo hanno praticato. Ho letto racconti dedicati all'argomento e mi ero quasi decisa a prendere questa strada.

Cosa mi ha frenato?

  1. L'impossibilità, nel nostro caso, di frequentare un gruppo di bambini con cui è importante imparare a rapportarsi. Amici ne abbiamo, ma più di uno o due bambini per volta è difficile incontrarne, soprattutto con una certa frequenza che sarebbe necessaria scegliendo la strada dell'homeschooling. Vanno tutti a scuola, qui. Avevo pensato a un corso di musica e uno di danza, ma le attività strutturate non permettono di sperimentare la relazione che richiede, invece, il gioco libero che risulta, quindi, essere di maggiore importanza nello sviluppo del bambino.
  2. Per gli homeschooler è necessaria una rete di supporto importante, che noi non abbiamo. Due genitori presenti e intercambiabili, innanzitutto, e mio marito è spesso via per lavoro. Le altre figure importanti non potrebbero essere presenti quanto basta e io, da sola, non mi sento in grado di reggere tutto l'impegno che richiede questa scelta. 
  3. Aspetto di minore importanza, ma pur sempre da tener presente: il mio ridottissimo "tempo libero" per dedicarmi a qualunque altra cosa. Il blog, i due corsi di studio a cui mi sono iscritta, per esempio. Magari suona egoistico, però è così, inutile negarlo.
Avrei messo da parte tutto per la sua serenità, naturalmente. Nel corso di questi tre mesi insieme, per esempio, ho fatto lo stretto indispensabile. Una volta che ha riacquistato un po' di verve l'ho coinvolta nelle mie lezioni di ginnastica (mezz'ora a settimana 😅), nella spesa, nelle foto per Instagram, nei disegni per le librerie della mia amica.
Ma un giorno mi ha chiesto lei di tornare all'asilo e lì ho frenato e rivisto tutti i miei castelli in aria. Che la scuola materna, per lei, non sia il massimo della vita è un dato di fatto, ma se viene a domandarmi di rientrare (senza pressioni di alcun tipo), nella sua testolina ha evidentemente anche qualche aspetto positivo.

Sono, quindi, tornata all'idea iniziale: andrà all'asilo frequentando meno. E vedremo come va.
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venerdì 16 marzo 2018

Educare i bambini senza punizioni e senza premi

Perché l'educazione basata su premi e punizioni è ritenuta dannosa? Scopriamolo.

educare i bambini senza premi e punizioni

Nel mio percorso da mamma ho messo in discussione moltissimi aspetti riguardanti l’educazione infantile, aspetti in cui prima credevo, ma che ho rivisto automaticamente e istintivamente una volta che è nata la mia bimba (non per niente il sottotitolo del blog è “pensieri di una mamma riveduta e corretta”!). Mi riferisco ad argomenti quali (auto)svezzamento, nanna, allattamento, disciplina dolce a 360°.

C’è un aspetto, però, sul quale non mi sono ancora soffermata e di cui vorrei parlarvi: i PREMI e le PUNIZIONI.

Molti di noi ricorrono a questi stratagemmi per convincere il proprio bambino a fare una cosa piuttosto che a non farla. Adottare questo metodo, nell'immediato, è sicuramente più sbrigativo e sembra portare buoni risultati. Dobbiamo interrogarci, però, su quel che accadrà a lungo termine. Questi stratagemmi sono infatti dannosi perché non permettono al bambino di imparare a responsabilizzarsi. Ma andiamo con ordine. 


I PREMI


Partiamo dai premi, che sono forse quelli che ci viene più difficile pensare che possano essere dannosi: i premi fanno perdere il piacere di fare una determinata cosa.
Un bambino che completa un puzzle da solo o che fa la pipì nel vasino non ha bisogno di ricevere un premio in cambio. La felicità e la soddisfazione che derivano dall'aver compiuto un'azione così importante sono già una ricompensa. Attraverso i premi manipoliamo il loro comportamento e non permettiamo loro di sviluppare un proprio pensiero su ciò che è buono e ciò che non lo è. Su ciò che loro sentono dentro. Imparano presto a fare le cose per ottenerne altre in cambio e cresceranno sentendosi soddisfatti solo nel momento in cui ricevono l'approvazione degli altri.

LE PUNIZIONI


Per le punizioni funziona allo stesso modo. Il bambino smetterà di comportarsi nel modo ritenuto sbagliato per paura della punizione, non perché ha imparato l’errore. Per aiutarlo a comprendere l'errore dobbiamo parlargli e spiegarglielo, perché il nostro obiettivo deve essere quello di portarlo a capire qual è stato il comportamento sbagliato. Lui deve capire perché una determinata azione può avere una conseguenza negativa e dobbiamo anche mettere in conto che, molto probabilmente, la comprensione non sarà immediata e, anzi, sarà necessario ripetere il concetto più volte. 

RESPONSABILIZZARLI


A proposito di conseguenze, Maria Montessori parlava di "auto-educazione": i nostri atteggiamenti hanno delle conseguenze naturali che si possono apprendere attraverso le esperienze e attraverso le spiegazioni logiche che l'adulto darà al bambino, in modo che egli possa comprendere la situazione e assumersi le sue responsabilità. Questo lo aiuterà ad auto-educarsi, nel senso che, col tempo, capirà da sé cosa è bene e cosa non lo è, senza bisogno di avere costantemente qualcuno che glielo indichi. E senza temere una punizione o aspettarsi un premio in cambio.



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giovedì 15 febbraio 2018

Pasta frolla senza burro, la (nuova) ricetta

Pensavo di aver trovato la ricetta perfetta per la pasta frolla senza burro e, invece, ne ho scoperta una che la batte!

Una sera di qualche settimana fa siamo stati a cena da mia zia, la regina dei fornelli e della cucina semplice e sana. A fine pasto ha portato in tavola una crostata che avrei giurato fosse quella classica, con il burro. E invece no. Così mi sono segnata la ricetta che, nel frattempo, ho già testato più volte e promossa a pieni voti! A differenza di quella che preparavo prima (potete trovare la ricetta → qui), questa è meno morbida e più friabile, molto più simile all'originale: ve la consiglio caldamente.

LA (NUOVA) PASTA FROLLA SENZA BURRO







INGREDIENTI:

  • 180 g di farina tipo 2
  • 20 g fecola di patate
  • 1 uovo
  • 50 g di olio di semi
  • 100 g di zucchero di canna a granelli grossi (rendono l'impasto più croccante 😉)
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • la scorza di un limone bio
  • latte (facoltativo)

PROCEDIMENTO:

Sbattete l'uovo con lo zucchero, aggiungete l'olio e, una volta mescolato per bene, unite le farine, il lievito e la scorza del limone. Se l'impasto dovesse risultare troppo asciutto potete aggiungere un goccio di latte.

La pasta frolla è pronta per creare crostate e biscotti da leccarsi i baffi!

Se optate per una crostata infornatela a 180° in forno statico per circa 40 minuti, mentre se sceglierete di preparare dei biscotti saranno sufficienti 15 minuti. 





Grazie zia 😘
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