venerdì 1 febbraio 2019

Un amore grande e incondizionato

Ieri, sul mio profilo Instagram, ho condiviso la conclusione su cui sto rimuginando ultimamente:


GLI OCCHI CON CUI TI GUARDA UN BAMBINO ESPRIMONO UN AMORE TALMENTE GRANDE E INCONDIZIONATO DA NON ESSERE PARAGONABILE A QUELLO DI NESSUN ALTRO. 

amore incondizionato dei bambini


E vorrei spenderci due parole in più. A questa conclusione non ci sono arrivata solo ora, in realtà. Lo so da prima che nascesse Beatrice. Da quando lavoravo come educatrice negli asili nido e passavo le mie giornate riempita dall'amore di quei piccolini che si aggrappavano a me con quegli occhi adoranti. Ero un appiglio e un punto di riferimento in assenza dei genitori, e rientravo a casa con un bagaglio di emozioni pazzesche. D’altra parte è un lavoro che ho sempre fatto spinta da una grande passione, e loro lo sentivano. 

Perché ai bambini, non dimentichiamocelo, arrivano le emozioni di pancia. 


Passa tutto da lì. Con Beatrice ho rivissuto questo amore innato all'ennesima potenza, da mamma, però mano a mano che cresce si evolve in un rapporto diverso, con più sfaccettature. Non sono più solo la sua mamma adorata, sono anche quella che la fa arrabbiare per un no di troppo, come è ovvio e naturale che sia. Sono quella che dà regole non troppo ben viste, quella con cui scontrarsi per autoaffermarsi e crescere. E allora lo sguardo diventa sicuramente meno adorante. Più consapevole delle mie fragilità e dei miei lati negativi. E così avevo un pochino dimenticato questa bella sensazione.

Perché, quindi, rifletto proprio ora sull'amore che regalano i bambini anche solo attraverso uno sguardo?


Sono tornata su queste riflessioni grazie alla compagnia del bimbo (piccolino!) di una mia cara amica, con cui ultimamente trascorro molto tempo quando la sua mamma lavora. Mi regala tanta gioia e spensieratezza, e mi ha ricordato quanto sia magico questo mondo. Impegnativo dal punto di vista pratico dove mancano ancora tutta una serie di autonomie, ma molto più semplice da quello relazionale, per quanto mi riguarda (si può dire, vero? 😁). 

Ci sono momenti in cui potrei giurare che mi stia guardando estasiato, senza che io stia facendo niente di particolare se non dedicargli attenzioni e sorrisi sinceri. Ed è proprio questo il bello. Non si aspetta niente in cambio. È puro e, appunto, incondizionato

Per questo motivo ti riempie il cuore come nessun altro.

Ps: no, non lo faccio il secondo 😉
Pps: per una volta ho scelto una foto che ritrae Beatrice anche in viso. Non posso parlare di sguardi innamorati senza mostrarvi il suo!



Con questo articolo partecipo al concorso #unblogalmese del mese di febbraio 2019 indetto dal blog Trippando
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giovedì 17 gennaio 2019

5 consigli per una beauty routine alla portata di tutte

Lo scorso anno ho scritto nero su bianco i miei buoni propositi, per non sfuggire alle mie responsabilità 😉 Due intenzioni semplici e fattibili ché, per quanto mi riguarda, è inutile e frustrante desiderare di portare a termine qualcosa di troppo grande per la mia portata.

I buoni propositi dell'anno appena trascorso


Il primo buon proposito del 2018 era quello di imparare ad ORGANIZZARE MEGLIO IL MIO TEMPO, e qui ammetto di esserci arrivata solo a metà. Sono troppo incasinata di mio per riuscirci completamente in un solo anno! Ho, però, trovato un planner settimanale che mi è stato di grandissimo aiuto (questo di Mr Wonderful, se voleste dare un'occhiata).

Il secondo, a cui tenevo particolarmente, era quello di imparare a PRENDERMI CURA DI ME.

Ritrovare la donna nascosta dietro alla figura di madre. 

E qui ci sono riuscita molto meglio. Ho fatto un po' di esercizio fisico durante tutto il corso dell'anno, senza mollare mai. Niente di eccessivo, anzi, migliorabile di molto, ma l'ho fatto e ne sono soddisfatta. E l'intenzione per il 2019 è quello di incrementare un pochino.

E poi, con uno sforzo immenso, ho iniziato anche a prendermi cura della mia pelle, abbandonata a sé stessa. C'è da dire che non ho mai avuto problemi di pelle grassa o bisognosa di cure di alcun tipo, in realtà, però un minimo di attenzione a trent'anni suonati da un pezzo ci vuole. La situazione iniziale era quella di lavarsi il viso con la saponetta per le mani (!) e mettere la crema viso solo nel momento in cui sentivo tirare la pelle. Per dire. Per non parlare della crema per il corpo: giusto d'estate, crema solare e dopo-sole. Un disastro, insomma 🙈

La mia beauty routine (for dummies!)


Ultimamente, invece, mi ci sono messa d'impegno e ho instaurato una beauty routine super semplice e fattibile anche per chi, come me, non è tanto per la quale.

Beauty skincare viso

  1. Lavo il viso con un detergente e struccante all'aloe vera (Omia)
  2. Passo velocemente un panno in spugna inumidito per rimuovere i residui di trucco - il mascara è duro a morire (questo è il mio panno)!
  3. Passo il tonico
  4. Stendo la crema viso
Tempo impiegato: 5 minuti netti.

Per quanto riguarda il tonico ne sto usando uno delicato senza alcool, ma non mi fa impazzire. Appiccica un po'. Anzi, se avete suggerimenti li prendo volentieri!

Ma non finisce qui. Ho anche imparato ad applicare la crema correttamente grazie alle indicazioni di La Saponaria  (qui potete trovare tutte le indicazioni), sito dal quale acquisto sempre molto volentieri, con una miriade di prodotti naturali e fantastici. Lo conoscete?

Beauty skincare corpo




In ultimo ho imparato un trucco meraviglioso per il corpo. Siccome, come dicevo, voglia di mettere la crema corpo d'inverno pari a zero, mi è stata suggerita la soluzione più rapida ed efficace al mondo: spalmare l'olio alle mandorle in doccia, sulla pelle bagnata (con l'acqua chiusa!).

Tempo impiegato minimo e resa massima.  La pelle si reidrata e si ammorbidisce senza rimanere unta, perché l'eccesso di olio viene assorbito dall'asciugamano. Occhio a scegliere un olio di mandorla che sia spremuto a freddo!

Spero che questi semplici consigli possano essere utili a qualcuna di voi che, come me, è un po' pigra o ha poco tempo per dedicarcisi. La vostra pelle ringrazierà e voi vi sentirete più belle con pochi gesti.

Enjoy!

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martedì 20 novembre 2018

Il primo weekend lontana da mia figlia

Sono stata invitata a far parte di NotOnlyMama da ormai due anni e più. NotOnlyMama è una community di splendide donne provenienti da diverse parti del mondo, ognuna delle quali cura una rubrica personale, in base alle proprie peculiarità. Indovinate un po' di cosa mi occupo io? Kids e Alto contatto, of course 😊

Con il passare del tempo sono cresciuti i nostri progetti di gruppo, e si è creato un forte legame tra di noi. Ed è proprio grazie a questo legame che è nata l'idea di abbattere gli schermi e incontrarsi dal vivo. Conoscersi di persona per potersi finalmente abbracciare. È stato di un'emozione indescrivibile. Una via di mezzo tra la gioia di "vedere dal vivo" le persone con cui scambi messaggi ogni giorno e rendersi conto che sono reali e la sensazione di conoscerle da sempre.

NOM Retreat

È stata anche una buona occasione per parlare di progetti futuri e di lavorare due giorni insieme grazie alle collaborazioni nate dalle aziende che hanno creduto in noi. In questo post trovate il racconto dettagliato, ma io qui, sul mio blog, vorrei soffermarmi su un altro aspetto.

L'incontro con il team di NotOnlyMama mi ha portata a trascorrere il primo weekend lontana da Beatrice. 


Voglio raccontarvelo, a costo di sembrare ridicola. Ma questa sono io, prendere o lasciare (e magari qualche altra mamma chioccia come me si sentirà meno fuori dal mondo 😉).

L'idea dell'incontro mi ha entusiasmata così tanto da non aver messo in conto di dover lasciare Beatrice per due giorni interi, notte compresa, per la prima volta nella storia. O meglio, ci ho pensato e mi sono detta: "Dopo cinque anni si può fare, eccome".

Mano a mano che si avvicinava il momento, però, mi veniva un po' di ansia da separazione. Chi mi conosce personalmente (o anche solo virtualmente, ma ha capito di che pasta sono fatta) poteva immaginarlo. Vero? Quando ho parlato con il magone alle mie amiche, infatti, una di loro mi ha confessato che era stupita dell'entusiasmo e dello slancio con cui le avevo accennato di questo weekend 😅 Ma mi hanno esortato a ritrovarlo e così ho fatto. Non ho ceduto alle mie malinconie, perché ci tenevo tanto e non potevo perdere un'occasione così importante.

NOM Retreat


NOM Retreat
Come avrei potuto perdermi Denise? ;)


Vorrei sottolineare una cosa: quello che scrivevo in questo post a proposito del dormire insieme è rimasto tale e quale. Lei dorme accanto a noi, ancora oggi. Ci piace così. Quindi capirete che passare una notte lontane, per chi come noi non dorme nemmeno in due stanza separate, significava molto.
Così ho trovato un escamotage per distrarla dalla mia assenza e rendere memorabile questa prima notte senza la mamma: un pigiama party con le zie 🎉 Era da tempo che Beatrice me lo chiedeva, e  abbiamo approfittato di quest'occasione per organizzarglielo. E, infatti, era al settimo cielo e questo pensiero le è servito.. fino all'ultimo, quando ha cambiato idea. Ha deciso, infatti, di dormire con il suo papà ma, tutto sommato, sono felice per loro che non hanno mai modo di trascorre momenti così e quello della nanna insieme, secondo me, è uno dei migliori in assoluto ❤️

È stato difficile? 

In alcuni momenti, per entrambe. Per esempio quando sono partita e lei era in lacrime, mentre io le cacciavo giù dall'altra. O durante una videochiamata, la sera, dove mi pregava di tornare a casa. Ho iniziato a girare per le stanze del B&B che ci ha ospitate con il groppone, non posso negarlo. Ma mi è bastato guardarmi intorno (e ricevere, dieci minuti dopo, una sua foto col sorriso!) per farmelo passare. Io ero in una situazione talmente piacevole e fuori dal normale che non ho patito tanto come avrei creduto. Lei si è goduta il suo papà per un weekend intero e, durante qualche momento di difficoltà, sono contenta che ci sia stato lui a consolarla, che si sia stato lui il suo punto di riferimento. Ha fatto molto bene ad entrambi. L'unione che si è creata in questa occasione è tangibile.

Io sono tornata felice e ricaricata e, se è vero che Beatrice viene prima di qualunque altra cosa nella mia vita, è vero anche che prendersi del tempo per sé ogni tanto è fondamentale per rilassarsi senza pensieri e trovare quella serenità necessaria a fare in modo di essere anche una mamma migliore.


NOM Retreat
Pic by Cristina


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lunedì 29 ottobre 2018

Un periodo difficile e la luce in fondo al tunnel

Abbiamo trascorso un periodo tanto difficile e soltanto adesso che ne stiamo uscendo ho trovato la voglia di scriverne. Prima sarebbe stato solo un post di sfogo, il lamento di una madre ferita. Ora posso parlarne in modo più costruttivo, nella speranza che possa essere di supporto a qualcun altro.

un periodo difficile


Una breve e doverosa introduzione: se dovessi descrivere Beatrice con un solo aggettivo che la rappresenti in questi suoi primi anni di vita direi "ragionevole". Ha sempre prestato attenzione a quello che le veniva detto, fin da piccolissima, anche quando non corrispondeva esattamente a ciò che avrebbe voluto lei. Una donnina, come me l'hanno descritta le maestre il primo anno di asilo. Non sottomessa o obbediente, proprio ragionevole. Comprendeva la spiegazione che le veniva data.

Dopo aver compiuto tre anni, e con il conseguente inserimento alla scuola dell'infanzia, ha iniziato a manifestare degli episodi di rabbia con pianti e urla mai fatti prima. Il cambiamento, dopo tre anni a casa con la mamma, è stato notevole e questa reazione è stata comprensibile e tutto sommato sana, seppur riesca difficile crederlo: era il suo modo di tirare fuori questo grande problema che mai avrebbe potuto tenere dentro. Positivo, perché con noi si sentiva, evidentemente, di poter tirare fuori il peggio di sé, sapendo di essere comunque sempre amata e accolta. Ed è proprio così che ha superato questo ostacolo: attraverso la nostra comprensione, la nostra vicinanza, il dialogo.

Ha patito molto i primi due anni di scuola materna. Non era il suo mondo, non era a misura sua e, potendo, le sono andata incontro facendole frequentare il meno possibile, e la differenza tra i giorni a casa e quelli di asilo era netta. Il problema era evidentemente lì, per più ragioni, e ne ho avuto conferma ancora una volta quando ha trascorso diversi mesi a casa a causa della mononucleosi.

Quest’estate, però, è successo qualcosa. Qualcosa di diverso, e tutto quello fatto fino a quel momento (comprensione, dialogo e vicinanza) non era più sufficiente. Abbiamo trascorso un primo idilliaco periodo, durato per buona parte delle vacanze, dove - ammetto – gongolavo e ripetevo a me stessa che era nuovamente “tornata lei”.




* She’s Back * Posso dirlo ufficialmente: è tornata lei. Ci ha impiegato circa dieci giorni dalla fine dell’asilo, ma poi è riemersa. Cosa intendo per “tornata lei”? Intendo che è tornata la mia bimba ragionevole, che non sclera ogni due per tre, che non mi tratta male, che non gioca più solo all’asilo, ma spazia dai colori al giardinaggio, dai giochi in scatola a Uno. Credo che ci siano in ballo diversi fattori: 1. riposa di più, 2. non è sovraccaricata dagli stimoli dell’asilo, 3. mancano le zie. Questo grande amore che le lega è tanto positivo quanto impegnativo. Loro sono grandine, ormai. Hanno altri pensieri e altre cose a cui dedicarsi, oltre a lei, e lei patisce e va alla continua ricerca della loro attenzione e del loro tempo. Abitare vicino ha i suoi pro e i suoi contro, come potrete immaginare. È un equilibrio delicato, non per noi adulti, ma proprio per loro tre. L’insieme di questi fattori mi ha “restituito” la mia bambina, e io me la voglio godere ❤️ _ #dindalon #myeverydaymagic #thingsiwanttoremember #donneblogger #progettoblog #mammeblogger #mommydiaries #loveourbigkids #gentleparenting #consciousparenting #positiveparenting #mamalove #mothering #mumblogger #my_magical_moments #littlestoryofmylife #lifewellcaptured #tresuringlittlemoments #mammeduepuntozero #talesoftehmoments #thesweetlifeunscripted #storytellingmama #notonlymama #nomteam
Un post condiviso da Marta (@dindalon) in data:

La mia bimba buona e ragionevole, tranquilla e aperta verso il mondo. Più volte mi ha detto: “Mamma, sono felice”. La gioia per qualunque genitore.

Poi è scattato qualcosa. Eravamo ancora al mare ed è improvvisamente diventata nervosissima. Non andava più bene niente, non ascoltava, si arrabbiava ogni due per tre e così tanto da cambiarle i connotati. Ogni scusa era buona per alzarci le mani, e questa è una cosa che non era mai successa prima. Mai. Ed è un gesto che né io né suo papà tolleriamo, anche perché non è suo, altrimenti l'avrebbe fatto istintivamente molto prima.
La rabbia con cui si avvicinava per farci male, urlandoci le peggio cose, la si poteva toccare con mano. E quando imboccava questa strada non c’era modo di farla ragionare, di farla rientrare. Discutevamo ogni giorno, più volte al giorno, per un’infinità di tempo. Abbiamo parlato, spiegato, provato a distrarla, a scherzarci sopra, a ignorarla. Abbiamo urlato, così tanto che mai l’avrei creduto. Non so se questo ha fatto soffrire più me o più lei. Sicuramente non è servito.

Ero seriamente disperata. Abbiamo pianto tanto, entrambe.

Ho parlato tantissimo con il suo papà e abbiamo ragionato insieme sulle possibili cause di questo immenso disagio:

  • l’ultima settimana di mare non è stata il massimo: la casa in cui abbiamo alloggiato (struttura e contesto) era decisamente al di sotto delle nostre aspettative, tanto da farci pensare di scappare. È vero che arrivavamo dal paradiso, ma quella era veramente una presa in giro. Ad agosto, però, capirete anche voi che non è semplice trovare alternative all'ultimo. Noi ci siamo incupiti e lei l’ha sicuramente sentito. 
  • Abbiamo dormito poco perché avevamo l’orario della colazione da rispettare. 
  • Il tempo non è stato dei migliori, per cui siamo stati molto poco a giocare in spiaggia e, anzi, ci spostavamo quotidianamente per raggiungere posti da visitare, troppo spesso per lei. Ha iniziato a lamentare un po’ di nostalgia della sua casa e dei suoi gatti. 
  • Quando siamo rientrati io sono stata male per quasi tre settimane e sono stata costretta a stare sdraiata per moltissimo tempo. Un’agonia che ha patito anche lei, probabilmente con un po’ di preoccupazione annessa che continuava a tirare fuori molto malamente.


Questi potevano essere alcuni dei motivi di questo malessere, ma continuavo comunque a rimanere perplessa e preoccupata dalle sue reazioni fuori misura. Nella mia testa una bambina di cinque anni è perfettamente in grado di capire una spiegazione, visto che sapeva farlo molto prima, e non inizia improvvisamente a picchiare i genitori quando si arrabbia (sottolineo “i genitori” perché l’ha sempre e solo fatto con noi, spiegando lei per prima che mai avrebbe alzato le mani a qualcun altro. Un onore, insomma). Queste mie perplessità, purtroppo, sono rimaste tali. Non sono riuscita a trovare una spiegazione logica.

Però ho provato a muovermi diversamente.

Mi sono vista da fuori. Mi sono sentita farle pipponi infiniti per un mese consecutivo, mi davo persino noia da sola a ripetere continuamente le stesse cose. Ho realizzato che ormai stavo sempre sul chi va là, pronta ad attendere una nuova ed eterna discussione. Perennemente tesa.

Ho provato a sciogliermi. Sono tornata a sorriderle con sincerità e trasporto, a proporle dei giochi prima che me lo domandasse lei. A sottolineare con entusiasmo ogni cosa positiva che faceva, per bilanciare le altre. Andavo a prenderla all'asilo e la abbracciavo, dicendole quanto mi era mancata. 

Sono solo piccole cose che, però, ci hanno aiutato tantissimo a ritrovare un po’ della sintonia perduta.

Quando si arrabbiava provavo a lasciarla sfogare un po’, senza intervenire, ma ascoltandola con attenzione, e poi, con tutta la calma e la tranquillità di questo mondo (e persino un accenno di sorriso comprensivo!), le dicevo che capivo la sua frustrazione: “Lo capisco che non ne puoi più di vedermi sdraiata, sono passati tanti giorni. Sono stufa anche io, ma finalmente sento che sta passando e non vedo l’ora di giocare di nuovo con te come prima”, per esempio. Oppure: “So che vorresti vedere ancora un cartone, ma sai che troppa TV non fa bene alla tua testolina. Domani ti prometto che ne guarderai un altro”. E appena iniziava a calare il suo disappunto provavo a cambiare discorso. In un secondo momento, invece, tornavo sul problema, ma molto brevemente, senza fiumi di parole ridondanti.

È capitato che mi dicesse: “Ho pensato che, la prossima volta, provo a trattenere la rabbia”. Le ho spiegato che trattenendo la rabbia si sarebbe fatta del male da sola. È giusto tirarla fuori, ma senza fare del male a nessuno, né a sé stessi né agli altri. Abbiamo trovato una di quelle palline anti-stress da schiacciare e pizzicare per sfogarsi e qualche volta l’ha utilizzata.

Non posso dire con certezza che i miei stratagemmi abbiano funzionato, magari era una cosa destinata a scemare da sola, ma quel che è certo è che gli episodi di rabbia si sono diradati, sono diminuiti di intensità e di durata, fino a sparire del tutto. O meglio, ora capita che si arrabbi, naturalmente, ma non sfocia più in una cosa immensa e fuori controllo, e rientra rapidamente. Discussioni normali, insomma.

Mi auguro con tutto il cuore che non capiti nuovamente un periodaccio così, ma se dovesse succedere spero di riuscire a risolverlo con questi piccoli accorgimenti, senza sentirmi nuovamente persa e senza strumenti come questa volta.

Un'ultima cosa, che ci tengo a sottolineare: non esistono mamme perfette né figli perfetti. Il solo concetto di perfezione non sarebbe nemmeno da accostare a questi termini. Quello che credo, però, è che un genitore possa fare moltissimo per crescere suo figlio nel migliore dei modi e che, se non è in grado di superare da solo un momento particolarmente difficile, la soluzione migliore sia quella di rivolgersi ad una persona competente e chiedere supporto.
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mercoledì 10 ottobre 2018

Wildling Shoes, conquistare il mondo con la sensazione di essere scalzi

Sono felice e grata di averle dato nuovamente la possibilità di riprovare quella sensazione di piede libero, di contatto diretto con il terreno, come quando camminava scalza.

Scarpe leggere, flessibili e sostenibili


Ho sempre desiderato una figlia femmina, fin da quando giocavo a fare la mamma, da bambina. E anche più avanti, in quella tipica fase in cui tutte le ragazzine iniziano a fantasticare su numero di figli, sesso e nomi. La cosa fondamentale, per me, era che almeno la prima fosse una femmina. Desiderio realizzato (credo, per questo, di dover ringraziare qualche stella cadente 🌠). Sognavo di acconciarla con mollette colorate e treccine, di vestirla con quegli abitini meravigliosamente eleganti.

Poi è nata Beatrice e, ancora una volta, persino sotto questo aspetto, mi sono dovuta ricredere. Le mollette gliele avrei anche messe, non fosse che se le toglieva dopo quattro secondi netti ma, per quanto riguarda i vestiti, l'essenziale, per me, era che fosse comoda, sia nei movimenti che come tessuti. Ha passato la sua prima estate in body, e forse pure la seconda. Ho accantonato quei bellissimi micro jeans da signorina preferendo delle tutine confortevoli in cotone morbido, con i piedini incorporati perché non seminasse calze in giro (la praticità, anche!). Non le ho messo scarpe fino a quando ha iniziato a camminare, e poi ancora perché a casa, in realtà, ha camminato scalza per oltre due anni.

L'idea di stringerle i piedini in un paio di scarpe mi infastidiva, volevo che si sentisse libera e che imparasse a muoversi sentendo bene il terreno sotto i piedi, prendendo le misure con il suolo che calpestava e le sue diverse caratteristiche.

Devo dire che la missione è andata a buon fine: ha iniziato a camminare bene da subito, senza inciampare qua e là, proprio perché sapeva dove poggiava i piedi.

Ecco perché, quando mi è stata proposta una collaborazione con Wildling Shoes, mi sono subito sentita in sintonia con loro. Wildling Shoes è un'azienda tedesca che produce scarpe minimaliste per bambini e adulti:


"Ci sta molto a cuore l'uso di materiali naturali e/o riciclati e la produzione sostenibile.
Siamo convinti che i piedi, sopratutto quelli dei bambini, non hanno bisogno di scarpe forti, perché sono forti già di loro. Le nostre scarpe sono quindi molto flessibili con una suola sottile e si adattano bene al piede. Lo proteggono senza impedirgli il movimento naturale e consentono a piccoli e grandi esploratori di conquistare il mondo con la sensazione di essere scalzi."


E questa sensazione la posso confermare personalmente. Abbiamo testato un paio di Wildling ciascuno e sembra di indossare un paio di calzini, tanto sono leggere e flessibili! Una libertà assoluta e, per noi adulti, quasi sconosciuta.
Scarpe leggere, flessibili e sostenibili


Mi sta particolarmente a cuore anche la loro attenzione verso la sostenibilità e ci tengo a sottolineare che i materiali utilizzati nella produzione sono principalmente il cotone organico, il lino, il sughero, la canapa (qualche modello è completamente vegan!), e provengono tutti da Germania e Europa, così come la produzione, che avviene in un'azienda portoghese che si impegna a rispettare lavoratori e ambiente. E, oggi come oggi, sarete d'accordo con me che è un plus notevole.

E poi sono belle, tant'è vero che il primo giorno che Beatrice le ha indossate all'asilo due persone differenti mi hanno chiesto informazioni, segnandosi il sito 😊

Scarpe leggere, flessibili e sostenibili

Sono felice e grata di averle dato nuovamente la possibilità di riprovare quella sensazione di piede libero, di contatto diretto con il terreno, come quando camminava scalza. E sono lieta di aver potuto prendere parte a questa nuova esperienza sensoriale con lei e con il suo papà.

Scarpe leggere, flessibili e sostenibili



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