venerdì 12 dicembre 2014

Chi ben comincia - Autosvezzamento

I primi passi nel mondo dell'autosvezzamento: quali segnali osservare, scuole di pensiero, la scoperta graduale del cibo, il rispetto dei tempi.

 

autosvezzamento
Lo scatto in sé non è il massimo, però rende l'idea!
Si avvicina il Natale e ripenso a quello appena passato, dove Beatrice aveva poco più di 6 mesi ed eravamo alle prese con i primi approcci verso il cibo solido. Come raccontavo qui, ci siamo affidati all'autosvezzamento e, proprio durante le feste natalizie, la piccoletta ha dimostrato di essere pronta a partire: ha perso il riflesso di estrusione (quello per cui i bimbi tirano fuori la linguetta quando gli si tocca la bocca), ha imparato a stare ben seduta da sola e ha cominciato a dimostrare interesse verso il contenuto dei nostri piatti.

Noi abbiamo sempre mangiato in modo sano, ma, sapendo che lei avrebbe condiviso il pasto con noi, abbiamo fatto ancora più attenzione, in modo da assicurarle una dieta bilanciata e del cibo di qualità. E un po' di varietà.
Esistono due scuole di pensiero che vedono, da una parte, la scelta di lasciare che il bimbo afferri il cibo dal piatto così com'è, dunque intero, e dall'altra, di sminuzzarlo/tritarlo/sfilacciarlo (NON frullarlo).
Nel primo caso si privilegiano alimenti di un certo tipo: i più suggeriti sono i fusilli e gli alberelli dei broccoli, sufficientemente grandi da poter essere tenuti nel pugnetto del bimbo e mordicchiati a dovere.
Io, ammetto, non me la sono sentita e ho scelto la seconda strada. Troppa paura del soffocamento, seppur ci siano spiegazioni oculatissime del perché ciò non avvenga. D'altronde, la serenità a tavola è essenziale affinché il pasto sia sempre un momento piacevole per tutti. Mangiare fissando la mia figliola con gli occhi sbarrati mi pareva un attimo stressante.

Quali sono, dunque, le prime cose che ha assaggiato Beatrice? Una pagnotta, tanto per cominciare. Quella intera, si. L'ha presa con le manine e se l'è ciucciata per bene! E poi risotto al radicchio, pasta e ceci, vellutata di zucca, carote cotte, mandarini. Tutto. E quando non ne voleva più, stop. I segnali sono inequivocabili, sia in un senso che nell'altro. Niente forzature, niente orari imposti, niente ansia da "oddio, non ha finito il piatto, proviamo con l'aeroplanino".

Sono certa che con lei lo svezzamento classico sarebbe stato un grandissimo flop, nonché una bella fonte d'ansia per entrambe. Invece è stato tutto naturale e mooolto graduale. Per parecchio tempo Beatrice ha fatto proprio solo degli assaggini (ecco il perché del potenziale flop), ma era entusiasta di queste nuove scoperte. Perché il cibo, inizialmente, è davvero una grande novità e, come tale, va esplorato, odorato, toccato.. e mangiato! Solo col tempo ha scoperto il suo potere saziante ed è andata diminuendo automaticamente la quantità di latte ingerita.

Io devo molto a questa scoperta e sono convinta che un buon rapporto col cibo si crei fin dall'inizio, dai primi approcci, dalla tranquillità di un pranzo condiviso con la propria famiglia. E chissà che non possa essere una prevenzione contro le ormai diffusissime disfunzioni legate all'alimentazione.

"Chi ben comincia è a metà dell'opera", giusto?

2 commenti:

  1. È un approccio eccezionale, veramente sorprendente! Non avrei mai pensato che potesse funzionare così bene. È un peccato che se ne parli ancora così poco, la stragrande maggioranza delle mamme si affida al pediatra e agli schemi...ed è pieno di bambini che dalla materna in su non mangiano le verdure, scelgono pasta in bianco e non assaggiano piatti con i "pezzettini"!! Eppure è difficile vedere il nesso con lo svezzamento, perché non si conosce quello che hai seguito tu. Si sostiene, piuttosto, che "è normale che ai bambini non piacciono le verdure"... :(

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    1. Devo ammettere che sono davvero soddisfatta di questa scelta. Mangiando con noi e come noi da sempre si è da subito abituata a mangiare una grande varietà di alimenti, verdure comprese!

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