lunedì 13 novembre 2017

5 giorni in Toscana con i bambini

Metti due (più una) vagabondi come noi e aggiungine altri due, sempre più una e sempre vagabondi. Metti un paio di piacevoli giornate appena trascorse insieme in Liguria, dove vivono loro. Metti un possibile e prossimo ponte del 2 novembre, ed ecco che salta fuori un weekend (lungo) fuori porta, tutti insieme.

San Gimignano

La scelta è cascata sulla nostra bella Toscana, regione che ha davvero tanto da offrire: che si tratti di mare, grandi città o piccoli borghi dell'entroterra, non si sbaglia mai. 

E si presta più o meno ad ogni situazione meteorologica, condizione importante quando si parla di novembre, dove tutto può accadere.


5 GIORNI IN TOSCANA CON DUE BAMBINE


  • Il Cavallino Matto

Parco divertimenti in Toscana
Il primo giorno siamo andati direttamente al Parco Divertimenti di Marina di Castagneto Carducci, il Cavallino Matto. È un parco con molte attrazioni, adatte a diverse età, e immerso nel verde. Non è eccessivamente dispersivo, aspetto positivo perché avevamo un solo pomeriggio per provare più giostre possibili!

Parco divertimenti in toscana

Siamo persino riusciti a vedere lo spettacolo delle bolle di sapone, che alle bambine è piaciuto molto 😊 (peccato non fosse concesso scattare foto!).
Abbiamo raggiunto l'albergo appena in tempo per assistere agli ultimi attimi di uno splendido tramonto. L'albergo di per sé non era niente di che, ma aprire le persiane e trovarsi direttamente sul mare, per me, è il massimo della vita.

  • La Spiaggia di Marina di Castagneto Carducci

spiaggia di Marina di Castagneto Carducci
La mattina successiva la dedichiamo a qualche gioco in spiaggia.
Marina di Castagneto Carducci ha uno spiaggione immenso che, vista la stagione, era completamente a nostra disposizione.
Sabbia tra i piedi, i raggi di un tiepido sole che faceva capolino tra le nuvole, sassolini raccolti sulla battigia e lanciati in mare. Io dico che questa è l'essenza della felicità 💛

spiaggia di Marina di Castagneto Carducci

Dopo un pranzo sulla spiaggia (l'unica insalata che ci siamo concessi, dopodiché è impossibile non lasciarsi trasportare dalla bontà dei piatti toscani!) e un bel riposino in camera partiamo per una meta speciale: le Terme di Venturina, il Calidario.

le terme di venturina

Qui i bambini sono i benvenuti, ovviamente nel rispetto del relax altrui. Purtroppo ci siamo goduti questa esperienza solo a metà, perché la temperatura della piscina esterna era troppo bassa a causa della siccità di questo periodo e, dunque, abbiamo potuto usufruire di una sola vasca, interna e più calda. Questo, però, ha fatto sì che fossimo gli unici ospiti, e Beatrice si è divertita molto a sguazzare nella piscina tutta per noi.

  •  Volterra e arrivo a Cortona

Il giorno successivo lasciamo il mare per dirigerci verso l'entroterra: la prima tappa è a Volterra, splendido borgo medievale che avevamo già visitato anni fa, soli soletti, e che ci era rimasto nel cuore.

Volterra

Pranziamo in un carinissimo negozio di alimentari provvisto anche di qualche coperto. Inutile dirvi che formaggi e salumi hanno vinto su tutto!

interno di un alimentari toscano

Una passeggiata per le viuzze del paese e siamo pronti a ripartire, approfittando dell'ora del riposino per far dormire le bimbe in macchina. Raggiungiamo Cortona verso sera, dove soggiorniamo per i due giorni successivi. La struttura che ci ospita, Borgo il Melone, è appena fuori dal centro di Cortona. Accogliente e tranquillo, immerso in un grande parco, perfetto per le famiglie.

  • Cortona e Terme di Rapolano

Dopo una buona colazione andiamo a visitare Cortona.

il comune di Cortona

La città è piccola ma molto bella ed è situata in cima ad una collina dalla quale si gode di un panorama mozzafiato, che spazia fino al Lago Trasimeno.

vista panoramica da Cortona

Decidiamo di raggiungere il punto più alto, dove si trova il Santuario di Santa Margherita, che domina tutta la città.

il Santuario di Santa Margherita a Cortona

La passeggiata è breve ma tutta in salita e, se i bambini non sono grandi camminatori (come le nostre!), consiglio un buon marsupio per trasportarli più agevolmente, vista la pavimentazione poco adatta ai passeggini.

scale che portano al santuario di Cortona


Dopo aver visitato la basilica (che mi ha stupito per un angolo giochi dedicato ai bambini, mai visto prima d'ora!), scendiamo per le viuzze di Cortona, belle e ben tenute.

le vie di Cortona

Ci fermiamo a pranzare in un ristorantino davvero particolare: piccolo, strapieno di oggetti e oggettini disposti dovunque (bagno compreso!) e con una cucina (super casalinga) a vista che, anche questa volta, ci distoglie dai nostri buoni propositi di mangiare solo un'insalata.
Per l'ultima sera, da veri sboroni 😉, decidiamo di regalarci un altro ingresso alle terme. L'esperienza del Calidario non ci aveva soddisfatto appieno, così approfittiamo di un'offerta di ingresso serale + cena e ci rechiamo alle Terme di Rapolano e, questa volta, riusciamo a goderci un bagno serale immersi nell'acqua calda e, udite udite, sotto la luna piena: magia pura. Le bambine erano felicissime, Beatrice non poteva credere di fare il bagno all'aperto!

  • San Gimignano

Per goderci l'ultimo giorno di vacanza e per spezzare il lungo tragitto che ci separa da casa, lasciamo Cortona al mattino per fermarci a San Gimignano, piccola città caratterizzata dalle sue famose torri medievali.

le torri medievali di San Gimignano

Il tempo non è dei migliori, ma riusciamo comunque a fare una breve passeggiata all'interno di questo borgo incantevole.

centro storico di San Gimignano

Dopo quest'ultima toccata e fuga di tutto rispetto salutiamo la bella regione che ci ha ospitato per questi cinque giorni, coccolandoci con la sua storia, la sua arte e il suo cibo (senza dimenticarci il vino! 😉).

La promessa è di ritornarci presto perché, per noi, la Toscana è una certezza.
Continue Reading

martedì 31 ottobre 2017

Quando lo fate il secondo?


famiglia con figlio unico

L'altro giorno leggevo un fantastico post di Gilda, intitolato "Storia di un figlio unico", che mi ha fatto ridere in primis e, poi, mi ha ispirato queste riflessioni semi-serie.

Le persone, ne sono convinta, hanno uno schemino prefissato nella mente, che segue questo preciso ordine (e ditemi se mi sbaglio):

- Quando te lo trovi un fidanzato?

Fidanzato trovato.

- Quando vi sposate?

Matrimonio celebrato.

- Quando lo fate un figlioletto?

Figlioletto fatto.

- Quando lo fate il secondo?

È vero o no?
Noi siamo all'ultima fase. Abbiamo seguito la scaletta prefissata (involontariamente, sia chiaro!), e questo secondo figlio che non viene annunciato, alla gente non torna proprio. E alla risposta: "Stiamo bene così. Poi chissà..", spesso segue uno scandalizzato: "Ma come, la lascerete mica da sola?"

Sola? E noi chi siamo, nessuno?

"Ma no, nel senso senza la compagnia di altri bambini", rispondono prontamente.

Va all'asilo, quindi passa buona parte della giornata in mezzo a milioni di bambini. E così sarà per anni e anni. E poi frequentiamo diversi amici e parenti con figli, quindi anche nel tempo libero ha modo di rapportarsi con altri bambini.

Io sono stata figlia unica da parte di mamma per vent'anni. Non ricordo di averne mai sofferto, anzi, per anni ho vissuto con l'incubo di dover dividere la mia mamma con qualcun altro (giuro!). Poi sono nate le mie sorelle, ma avevo vent'anni e sono sopravvissuta 😉

Considerando il bisogno che Beatrice ha ancora della sottoscritta, fisicamente e mentalmente, penso che le farei soltanto un torto, in questo momento.
Ma poi i figli si fanno così, perché si facciano compagnia l'uno con l'altro? E se l'uno o l'altro in questione non gradisse affatto la suddetta compagnia? Non è mica detto che si amino alla follia, eh. Chissà se queste persone l'hanno mai pensato.
I figli, secondo me, si fanno perché si ha voglia di farli. Si ha voglia di (ri)mettersi in gioco. Si hanno energie da dedicare, che solo una madre e un padre (nel migliore dei casi) sanno quante ne servano! Mica per far compagnia al primo nato, per quello basta un bel cagnolino. O un gatto. O magari anche solo una bambola.

Non credete? Ma poi, soprattutto, una bella manciata di... affari propri??
 
Continue Reading

martedì 24 ottobre 2017

Tre semplici attività per Halloween

Se siete in cerca di ispirazione per fare qualche lavoretto dedicato alla festa di Halloween, vi lascio qualche semplice spunto.


attività per bambini dedeicate ad halloween


Non ho mai sentito particolarmente la festa di Halloween. Da ragazzina era una scusa per partecipare alle feste organizzate dagli studenti, da adulta non mi ha mai detto granché.
Da mamma, però, trovo sia un'occasione per lasciare spazio alla fantasia e creare qualcosa di dedicato, con i nostri bimbi, così come per altre festività.

Questi sono i 3 lavoretti di Halloween che abbiamo fatto Beatrice ed io in questi primi anni:


1. IL FANTASMINO

 attività per bambini dedicata ad halloween


OCCORRENTE:
  • cartoncino nero
  • tempera bianca
  • pennarello nero
  • pennello
Questa attività ci ha divertito un sacco: si intinge il pennello nella tempera bianca e la si spalma sulla pianta del piedino del bimbo. Poi si stampa sul cartoncino e, una volta che l'impronta si sarà asciugata, si disegnano gli occhietti del fantasma sul tallone. La cosa divertente è che il pennello fa solletico!

...

(Potete leggere il seguito sul blog di NotOnlyMama, a questa pagina 😉)
Continue Reading

giovedì 19 ottobre 2017

Educazione empatica o disciplina dolce, l'evoluzione dell'alto contatto

In quali termini possiamo parlare di alto contatto, mano a mano che il bambino cresce?


Con il termine "alto contatto" si definisce un tipo di accudimento che riguarda principalmente i primissimi anni del bambino. Si parla quindi di co-sleeping, di allattamento a termine, di portare in fascia.

Ma quando il bambino cresce? Una volta che termina l'allattamento, o che decide di usare le sue gambette per camminare ed esplorare il mondo cosa succede? Finisce l'alto contatto?

evoluizione di alto contatto e educazione empaticaIo credo di no. Credo che l'alto contatto abbia sì una buona parte di fisicità, ma che questo dipenda dalla sua caratteristica principale che sta nel mettersi in ascolto del bambino per comprenderlo al meglio e soddisfare i suoi bisogni, laddove questo sia possibile. Ed ecco che nei primissimi anni questi bisogni spesso si traducono con la necessità di stare a contatto con la mamma (o con il papà), contenuti, coccolati. Ritrovare quel calore che li ha accompagnati per nove mesi, risintonizzarsi con il battito del cuore.

Si parla infatti di disciplina dolce ed educazione empatica che, a mio parere, vanno a braccetto con l'alto contatto, proprio perché il genitore si immedesima nel figlio, ne capisce i sentimenti e lo stato d'animo e fa in modo di entrare in relazione con lui. Esattamente come quando era un neonato, solamente che i bisogni del bambino, nel frattempo, cambiano. Il nostro compito di genitori, invece, resta immutato.  

 

Noi continuiamo ad ascoltarlo, a rispettare i suoi sentimenti e a dargli fiducia. 


Ad accoglierlo, dove accogliere non vuol dire accettare tutto ciò che lui ci chiede, ma farlo sentire compreso, aiutandolo a decifrare le sue emozioni, dandogli un nome. Esempio: io sono convinta che a Beatrice le caramelle non facciano bene perché le si cariano facilmente i denti (e non solo, qui potete leggere cosa ne penso), quindi ne mangia una ogni tanto giusto per togliersi lo sfizio. Se dopo averne mangiata una scalpita per averne un'altra le dirò qualcosa come: "mi dispiace, vedo che sei arrabbiata e frustrata perché ne vorresti ancora, e ti capisco perché sono buone, ma non posso dartene un'altra perché ti farebbe male". Comprendo il suo stato d'animo e accolgo anche la possibile reazione che ne scaturirà, che con tutte le probabilità sarà negativa.
Il genitore deve essere una guida accogliente.

Perché questa comunicazione empatica funzioni, noi genitori dovremmo essere d'esempio, mostrando i nostri sentimenti, anche quelli meno positivi. Liberandoci di quei preconcetti per cui gli adulti non possono mostrare le proprie debolezze, la propria tristezza davanti a situazioni che ci portano a provare questo sentimento, soprattutto davanti ai figli. Loro ci sentono. È destabilizzante sentire che il papà è triste e vederlo sorridere. Il messaggio che legge un bambino, con tutta probabilità, è che non si può essere tristi. Oppure che il papà gli sta mentendo. Per instaurare una buona comunicazione empatica dobbiamo noi per primi essere sinceri e trasparenti.

Io ritengo che questo tipo di accudimento si trasformi giorno dopo giorno e che alla base rimangano sempre la sensibilità e l'empatia di un genitore verso il proprio figlio, caratteristica fondamentale per mantenere un attaccamento saldo, solido e sicuro durante tutto il percorso di crescita, fino all'età adulta.



Continue Reading

lunedì 9 ottobre 2017

Gocciole fatte in casa

La ricetta delle gocciole 


Visto il successo ottenuto sul profilo Instagram, ho pensato di condividere con voi la ricetta per fare in casa le gocciole, i biscotti preferiti di Beatrice.
Come dicevo, io che sono in fissa con i cibi bio, a km 0 e il più possibile autoprodotti (se volete ne ho parlato in questo post tempo fa), ho una figlia che adora i biscotti del supermercato (e qui devo ringraziare qualcuno 😏). E le piace inzupparli nel latte, cosa che coni miei non le riesce, probabilmente perché li preparo con l'olio. Allora, per una volta, ho fatto dei biscotti al burro.
Ho cercato un po' in rete e quella che mi ha ispirato di più è stata la ricetta delle gocciole di Misya, anche perché la seguo da quando il suo era un semplice quaderno di ricette ;)
L'ho leggermente modificata perché difficilmente uso farina "00" o zucchero bianco, ma sono molto soddisfatta della sua riuscita.

 

GOCCIOLE

 



INGREDIENTI

  • 75 gr di burro
  • 75 gr di zucchero di canna chiaro a velo
  • 160 gr di farina di farro
  • 50 gr di fecola di patate
  • 1 uovo
  • 7 gr di cioccolato bianco
  • 1/2 bacca di vaniglia
  • 1 pizzico di bicarbonato
  • 1/2 cucchiaino di lievito per dolci
  • gocce di cioccolato fondente

PROCEDIMENTO

Lavorare il burro con lo zucchero a velo fino ad amalgamare bene gli ingredienti, poi unire l'uovo e il contenuto di mezza bacca di vaniglia. Far sciogliere il cioccolato bianco e, una volta fuso, aggiungerlo al composto. Unire la farina, la fecola, il lievito e il bicarbonato e formare una palla che dovrà riposare in frigo per circa un'ora. Passato questo tempo, riprendere l'impasto e aggiungervi le gocce di cioccolato, poi creare a mano la classica forma delle gocciole e aggiungere, infine, qualche goccia di cioccolato anche sulla superficie. Infornare a 180° per circa 15 minuti.

Se le provate, fatemi sapere cosa ne pensate!
Continue Reading