lunedì 29 ottobre 2018

Un periodo difficile e la luce in fondo al tunnel

Abbiamo trascorso un periodo tanto difficile e soltanto adesso che ne stiamo uscendo ho trovato la voglia di scriverne. Prima sarebbe stato solo un post di sfogo, il lamento di una madre ferita. Ora posso parlarne in modo più costruttivo, nella speranza che possa essere di supporto a qualcun altro.

un periodo difficile


Una breve e doverosa introduzione: se dovessi descrivere Beatrice con un solo aggettivo che la rappresenti in questi suoi primi anni di vita direi "ragionevole". Ha sempre prestato attenzione a quello che le veniva detto, fin da piccolissima, anche quando non corrispondeva esattamente a ciò che avrebbe voluto lei. Una donnina, come me l'hanno descritta le maestre il primo anno di asilo. Non sottomessa o obbediente, proprio ragionevole. Comprendeva la spiegazione che le veniva data.

Dopo aver compiuto tre anni, e con il conseguente inserimento alla scuola dell'infanzia, ha iniziato a manifestare degli episodi di rabbia con pianti e urla mai fatti prima. Il cambiamento, dopo tre anni a casa con la mamma, è stato notevole e questa reazione è stata comprensibile e tutto sommato sana, seppur riesca difficile crederlo: era il suo modo di tirare fuori questo grande problema che mai avrebbe potuto tenere dentro. Positivo, perché con noi si sentiva, evidentemente, di poter tirare fuori il peggio di sé, sapendo di essere comunque sempre amata e accolta. Ed è proprio così che ha superato questo ostacolo: attraverso la nostra comprensione, la nostra vicinanza, il dialogo.

Ha patito molto i primi due anni di scuola materna. Non era il suo mondo, non era a misura sua e, potendo, le sono andata incontro facendole frequentare il meno possibile, e la differenza tra i giorni a casa e quelli di asilo era netta. Il problema era evidentemente lì, per più ragioni, e ne ho avuto conferma ancora una volta quando ha trascorso diversi mesi a casa a causa della mononucleosi.

Quest’estate, però, è successo qualcosa. Qualcosa di diverso, e tutto quello fatto fino a quel momento (comprensione, dialogo e vicinanza) non era più sufficiente. Abbiamo trascorso un primo idilliaco periodo, durato per buona parte delle vacanze, dove - ammetto – gongolavo e ripetevo a me stessa che era nuovamente “tornata lei”.




* She’s Back * Posso dirlo ufficialmente: è tornata lei. Ci ha impiegato circa dieci giorni dalla fine dell’asilo, ma poi è riemersa. Cosa intendo per “tornata lei”? Intendo che è tornata la mia bimba ragionevole, che non sclera ogni due per tre, che non mi tratta male, che non gioca più solo all’asilo, ma spazia dai colori al giardinaggio, dai giochi in scatola a Uno. Credo che ci siano in ballo diversi fattori: 1. riposa di più, 2. non è sovraccaricata dagli stimoli dell’asilo, 3. mancano le zie. Questo grande amore che le lega è tanto positivo quanto impegnativo. Loro sono grandine, ormai. Hanno altri pensieri e altre cose a cui dedicarsi, oltre a lei, e lei patisce e va alla continua ricerca della loro attenzione e del loro tempo. Abitare vicino ha i suoi pro e i suoi contro, come potrete immaginare. È un equilibrio delicato, non per noi adulti, ma proprio per loro tre. L’insieme di questi fattori mi ha “restituito” la mia bambina, e io me la voglio godere ❤️ _ #dindalon #myeverydaymagic #thingsiwanttoremember #donneblogger #progettoblog #mammeblogger #mommydiaries #loveourbigkids #gentleparenting #consciousparenting #positiveparenting #mamalove #mothering #mumblogger #my_magical_moments #littlestoryofmylife #lifewellcaptured #tresuringlittlemoments #mammeduepuntozero #talesoftehmoments #thesweetlifeunscripted #storytellingmama #notonlymama #nomteam
Un post condiviso da Marta (@dindalon) in data:

La mia bimba buona e ragionevole, tranquilla e aperta verso il mondo. Più volte mi ha detto: “Mamma, sono felice”. La gioia per qualunque genitore.

Poi è scattato qualcosa. Eravamo ancora al mare ed è improvvisamente diventata nervosissima. Non andava più bene niente, non ascoltava, si arrabbiava ogni due per tre e così tanto da cambiarle i connotati. Ogni scusa era buona per alzarci le mani, e questa è una cosa che non era mai successa prima. Mai. Ed è un gesto che né io né suo papà tolleriamo, anche perché non è suo, altrimenti l'avrebbe fatto istintivamente molto prima.
La rabbia con cui si avvicinava per farci male, urlandoci le peggio cose, la si poteva toccare con mano. E quando imboccava questa strada non c’era modo di farla ragionare, di farla rientrare. Discutevamo ogni giorno, più volte al giorno, per un’infinità di tempo. Abbiamo parlato, spiegato, provato a distrarla, a scherzarci sopra, a ignorarla. Abbiamo urlato, così tanto che mai l’avrei creduto. Non so se questo ha fatto soffrire più me o più lei. Sicuramente non è servito.

Ero seriamente disperata. Abbiamo pianto tanto, entrambe.

Ho parlato tantissimo con il suo papà e abbiamo ragionato insieme sulle possibili cause di questo immenso disagio:

  • l’ultima settimana di mare non è stata il massimo: la casa in cui abbiamo alloggiato (struttura e contesto) era decisamente al di sotto delle nostre aspettative, tanto da farci pensare di scappare. È vero che arrivavamo dal paradiso, ma quella era veramente una presa in giro. Ad agosto, però, capirete anche voi che non è semplice trovare alternative all'ultimo. Noi ci siamo incupiti e lei l’ha sicuramente sentito. 
  • Abbiamo dormito poco perché avevamo l’orario della colazione da rispettare. 
  • Il tempo non è stato dei migliori, per cui siamo stati molto poco a giocare in spiaggia e, anzi, ci spostavamo quotidianamente per raggiungere posti da visitare, troppo spesso per lei. Ha iniziato a lamentare un po’ di nostalgia della sua casa e dei suoi gatti. 
  • Quando siamo rientrati io sono stata male per quasi tre settimane e sono stata costretta a stare sdraiata per moltissimo tempo. Un’agonia che ha patito anche lei, probabilmente con un po’ di preoccupazione annessa che continuava a tirare fuori molto malamente.


Questi potevano essere alcuni dei motivi di questo malessere, ma continuavo comunque a rimanere perplessa e preoccupata dalle sue reazioni fuori misura. Nella mia testa una bambina di cinque anni è perfettamente in grado di capire una spiegazione, visto che sapeva farlo molto prima, e non inizia improvvisamente a picchiare i genitori quando si arrabbia (sottolineo “i genitori” perché l’ha sempre e solo fatto con noi, spiegando lei per prima che mai avrebbe alzato le mani a qualcun altro. Un onore, insomma). Queste mie perplessità, purtroppo, sono rimaste tali. Non sono riuscita a trovare una spiegazione logica.

Però ho provato a muovermi diversamente.

Mi sono vista da fuori. Mi sono sentita farle pipponi infiniti per un mese consecutivo, mi davo persino noia da sola a ripetere continuamente le stesse cose. Ho realizzato che ormai stavo sempre sul chi va là, pronta ad attendere una nuova ed eterna discussione. Perennemente tesa.

Ho provato a sciogliermi. Sono tornata a sorriderle con sincerità e trasporto, a proporle dei giochi prima che me lo domandasse lei. A sottolineare con entusiasmo ogni cosa positiva che faceva, per bilanciare le altre. Andavo a prenderla all'asilo e la abbracciavo, dicendole quanto mi era mancata. 

Sono solo piccole cose che, però, ci hanno aiutato tantissimo a ritrovare un po’ della sintonia perduta.

Quando si arrabbiava provavo a lasciarla sfogare un po’, senza intervenire, ma ascoltandola con attenzione, e poi, con tutta la calma e la tranquillità di questo mondo (e persino un accenno di sorriso comprensivo!), le dicevo che capivo la sua frustrazione: “Lo capisco che non ne puoi più di vedermi sdraiata, sono passati tanti giorni. Sono stufa anche io, ma finalmente sento che sta passando e non vedo l’ora di giocare di nuovo con te come prima”, per esempio. Oppure: “So che vorresti vedere ancora un cartone, ma sai che troppa TV non fa bene alla tua testolina. Domani ti prometto che ne guarderai un altro”. E appena iniziava a calare il suo disappunto provavo a cambiare discorso. In un secondo momento, invece, tornavo sul problema, ma molto brevemente, senza fiumi di parole ridondanti.

È capitato che mi dicesse: “Ho pensato che, la prossima volta, provo a trattenere la rabbia”. Le ho spiegato che trattenendo la rabbia si sarebbe fatta del male da sola. È giusto tirarla fuori, ma senza fare del male a nessuno, né a sé stessi né agli altri. Abbiamo trovato una di quelle palline anti-stress da schiacciare e pizzicare per sfogarsi e qualche volta l’ha utilizzata.

Non posso dire con certezza che i miei stratagemmi abbiano funzionato, magari era una cosa destinata a scemare da sola, ma quel che è certo è che gli episodi di rabbia si sono diradati, sono diminuiti di intensità e di durata, fino a sparire del tutto. O meglio, ora capita che si arrabbi, naturalmente, ma non sfocia più in una cosa immensa e fuori controllo, e rientra rapidamente. Discussioni normali, insomma.

Mi auguro con tutto il cuore che non capiti nuovamente un periodaccio così, ma se dovesse succedere spero di riuscire a risolverlo con questi piccoli accorgimenti, senza sentirmi nuovamente persa e senza strumenti come questa volta.

Un'ultima cosa, che ci tengo a sottolineare: non esistono mamme perfette né figli perfetti. Il solo concetto di perfezione non sarebbe nemmeno da accostare a questi termini. Quello che credo, però, è che un genitore possa fare moltissimo per crescere suo figlio nel migliore dei modi e che, se non è in grado di superare da solo un momento particolarmente difficile, la soluzione migliore sia quella di rivolgersi ad una persona competente e chiedere supporto.
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2 commenti:

  1. Credo che la rabbia sia uno dei sentimenti più difficili, per tutti. Anche da adulti. Credo anche che i bambini - anzi ne sono certa - per quanto belli e cucciolosi, siano pieni di piccole schegge, di difficoltà. Ed è un bene che le esternino, anche se in modi non appropriati. Non so perché Beatrice abbia passato questo periodo, forse prima o poi ci passano tutti, è una parte essenziale dell'affermazione di sé, magari mescolata alle circostanze sfavorevoli di cui avete discusso tu e tuo marito. Sarah è sempre stata adorabile, e lo scoppio l'ha avuto a sei anni. Stiamo ancora lottando. Parecchio. Da un anno e mezzo. Le misure che hai preso sono tutte ottime, se posso dire la mia la cosa difficile però è che quando ci ammorbidiamo nonostante tutto (come tu hai ottimamente fatto) è facile poi avere aspettative. Bisogna restare salde, invece, e poi... se ogni tanto si scoppia, accettarlo. La cosa in assoluto più giusta che leggo, memore della mia esperienza di figlia, è accettare la sua rabbia, accoglierla come sentimento necessario, non vietato. Credimi, è la cosa migliore che si possa fare.

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  2. Innanzitutto ti ringrazio per questi preziosi consigli da figlia e da mamma con figlia in difficoltà. Personalmente accetto e comprendo ogni sua emozione, e so che esternare anche quelle negative è assolutamente positivo, però in questo caso ho avuto dei grandi problemi perchè non potevo accettare di essere anche picchiata. Credo che questo atteggiamento nello specifico non sia accettabile, mai. Penso che i bambini abbiano le manopoline che regolano le emozioni che vanno da 0 a 100 senza vie di mezzo. Forse il nostro compito è anche quello di aiutarli in questa regolazione, in alcuni casi.

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